Colombo: “Io, tre volte lariano. E potevano essere quattro”

L'attuale mister del Monopoli ha esordito nel Como ed è tornato due volte: "I tifosi mi diedero del traditore per un titolo di giornale. Nel 2016 Andrissi mi voleva in panchina"

Alberto Colombo

L’edizione odierna de La Provincia di Como ospita un’intervista ad Alberto Colombo. 113 presenze con la maglia del Como divise in tre parentesi diverse: tra il 1992 e il 1996 la principale, con tanto di promozione in B, poi il primo ritorno nel 1998/99 con Preziosi e infine ancora in biancoblu nella disgraziata stagione 2004-2005.

Torna ancora nella sua Cesana Brianza appena può, ma per la maggior parte dell’anno è allenatore del Monopoli. “Un allegriano“, si definisce. E c’è stata anche l’occasione di vederlo sulla panchina biancoblu: “Dopo la retrocessione dalla B di Porro, nel 2016, il ds Andrissi mi chiamò. Poi scelsero Gallo“, racconta, felice della scalata fino in Champions: “Per me la maglia azzurra è come la mamma“.

I TRASCORSI IN BIANCOBLU

Colombo ricorda i suoi inizi nel settore giovanile: “Mi videro giocare sul campo di Cesana, avrò avuto 8 anni, e mi prese il Como. Tutte le giovanili sino all’indimenticabile esordio da terzino in prima squadra: 1992-93, Burgnich lanciò me ed altri baby tra cui Boscolo. Como-Vicenza, 1-1, caldo e vento. Indimenticabile. Quando giocavo, dovevo controllare il fantasista avversario. Un compito così, di rottura e basta, oggi non è concepibile, io non lo chiederei mai a un mio giocatore”.

Dopo il suo primo trasloco, una parentesi al Lecco che creò qualche problema: “Quando poi tornai a Como mi diedero del traditore. E la cosa peggiorò quando rilasciai un’intervista a La Provincia spiegando le differenze tra i due contesti, ma il tutto venne sintetizzato con un titolo un po’ forte. Poi però segnai un gol al Varese e la gente dimenticò“.

Infine la stagione pre-fallimento: “Un film dell’orrore. Non vedevamo più una lira, non c’era l’acqua calda nello spogliatoio, non sapevamo dove andare a mangiare. Una volta non si alzò la sbarra del telepass perché non era stato pagato. Arrivammo all’albergo che avrebbe dovuto ospitarci ed era chiuso, non avevano prenotato. Pensare che senza punti di penalizzazione per gli stipendi mancanti, forse ci saremmo salvati. Ma a cosa sarebbe servito?

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