Tutto troppo bello. La Curva nuova (e rumorosissima), le scritte “UEFA Champions League”, gli striscioni stranieri in curva ospiti, l’inno della Champions. E dei ragazzi che giocano da dio, tarpando le ali sia al Lipsia sia a qualsiasi farfalla possa volteggiare nel loro stomaco. Il Como non si intrufola in Champions League di nascosto nĆ© bussando nĆ© chiedendo permesso: butta giù la porta e si mette a palleggiare in mezzo al salotto più lussuoso d’Europa!
Eccoci qua, piacere di conoscervi!
Baturina al 15′ inciampa, si rialza e segna il primo gol della nostra storia in una competizione europea (escludendo la Mitropa Cup degli anni ’80). Una ventina di minuti dopo lo stesso croato – prestazione da stropicciarsi gli occhi – mette in porta Douvikas che non sbaglia e fa 2-0. I tedeschi non sono spettatori, anzi, creano un paio di occasioni e costringono Butez a una bella parata. Ma quando il Como sale e si muove, con la palla o senza, sembra un’alluvione incontenibile. Anche per una squadra con tanta esperienza europea, anche per una squadra sponsorizzata da una bevanda che mette le ali.
Gestione, più che sofferenza
Nella ripresa la partita cambia, e ci mancherebbe. Il Lipsia prende campo e possesso, ma sono i lariani a segnare ancora, con una ripartenza finalizzata in maniera fotonica da Diao. Potrebbe arrivare anche il quarto, ma Da Cunha sbaglia a porta vuota. Il gol del Lipsia – al 58′ – arriva quasi inaspettato, con Maksimovic a sfruttare un pasticcio in impostazione. Ma nel finale la paura della rimonta non ci assale mai. Anzi, prima Paz sfiora il poker, poi lo serve su un piatto d’argento a Perrone che fa andare in brodo di giuggiole il Sinigaglia e migliora pure la differenza reti. Fragorosa dimostrazione di forza, per chiunque avesse dubbi su come questa squadra avrebbe gestito la pressione della Champions League.
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