Non ce ne sono molti, di romanzi che parlano del Como 1907 e della nostra provincia. A scriverlo ci ha pensato Franco Vanni, redattore di Repubblica. Titolo: “Morte e miracoli del numero 3“. Può essere un’idea per l’estate dei tifosi lariani, la classica lettura sotto l’ombrellone.
LA STORIA
È ambientata ai giorni nostri. Il club biancoblu, ancora in B ma pronto alla scalata, adocchia un talento del Veniano e lo opziona per l’anno successivo. Ma il ragazzo non riuscirà mai a realizzare il suo sogno: di lì a poco muore, investito da un’auto. Sembra un incidente, ma così non è. Chi lo voleva morto? Perché? Le indagini parallele del giornalista bellagino Steno Molteni e del suo migliore amico, il poliziotto Raffaele Cinà detto Scimmia, porteranno a galla una verità sorprendente. In cui il calcio c’entra, eccome. Bellagio, Bulgarograsso, Guanzate, Fino Mornasco: tutti luoghi esplicitamente menzionati.
I TEMI
In questo terzo appuntamento con le indagini di Steno Molteni, Vanni – 44 anni, giornalista da un quarto di secolo – tocca con semplicità alcuni lati molto delicati del nostro tempo e del nostro calcio. Noi di CalcioComo.it l’abbiamo contattato. Pur essendo milanese DOC, è sempre stato attratto dalla nostra provincia: gite in bicicletta, scalate al San Primo, traversate del lago a nuoto. Ecco perché ha creato un personaggio “lariano”. Anche il Como degli indonesiani l’ha affascinato: «Ho iniziato a seguirlo come cronista in D e sono felicissimo della sua affermazione. Quando ho scoperto che uno dei primi investimenti è stato formare una squadra di ragazzini disabili mentali, ho desiderato raccontarlo». E infatti questo aspetto è specificamente menzionato nel libro. Anche la sua esperienza al seguito dell’Inter l’ha ispirato: «Mi stupiva il contrasto tra le auto normali parcheggiate nel centro sportivo della Guanzatese e a pochi chilometri di distanza i bolidi che entrano ed escono dalla Pinetina».
In effetti nel suo noir l’autore racconta il bello e il brutto del pallone. Da una parte la possibilità per tanti ragazzi di umili origini di diventare qualcuno. Dall’altra i troppi soldi e interessi che gli girano attorno, l’avidità dei procuratori, le ossessioni dei genitori, i giri strani nelle curve, il razzismo, gli odiatori da tastiera. «In questa società post ideologica, tanta gente si identifica moltissimo nel calcio e quindi nel calcio si riversa tutto», spiega Vanni.
Interessante anche il fatto che nella storia spicchino due rapporti di amicizia tra uomini, forti e veri, preponderanti anche rispetto alle liaison amorose: «Di questo argomento si scrive poco. Anche un po’ involontariamente gli ho dato tanto risalto».
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