Gianfranco Matteoli torna a parlare del Como e del rapporto speciale che ancora oggi lo lega alla società lariana. In un’intervista concessa al Corriere dello Sport, l’ex centrocampista ha raccontato le differenze tra il club dei suoi anni e quello attuale, protagonista di un ambizioso progetto sportivo. Per Matteoli il percorso intrapreso dalla società rappresenta qualcosa di straordinario, soprattutto considerando il cambio di filosofia rispetto al passato.
“Oggi il Como compra, ai miei tempi valorizzava i giovani”
L’ex giocatore ha sottolineato il salto compiuto dal club negli ultimi anni, ricordando però come anche in passato il Como fosse una realtà capace di produrre talenti.
“Il progetto del Como di oggi è qualcosa di straordinario. Quando giocavo io la società era abituata soprattutto a vendere, mentre adesso ha la forza per acquistare giocatori importanti. Però bisogna ricordare che già allora riusciva a far crescere tanti giovani di valore.”
Un merito che Matteoli attribuisce soprattutto a una figura storica del calcio giovanile italiano. “Gran parte del merito era di Mino Favini, che per me è stato un maestro. Mi dava fiducia anche quando qualcuno pensava che dovessi lasciare perdere perché ero troppo piccolo e arrivavo dalla Sardegna.”
Il ricordo di Oreste Didonè, talento mai completamente espresso
Nel corso dell’intervista Matteoli ha dedicato spazio anche ai compagni di squadra di quegli anni, soffermandosi in particolare su Oreste Didonè, considerato da molti uno dei talenti più puri prodotti dal vivaio comasco. “C’erano tanti ragazzi con grandi qualità, ma ricordo soprattutto Didonè. Era un talento naturale, un giocatore straordinario.”
L’ex centrocampista ha riportato anche un aneddoto legato alle parole del suo allenatore nella formazione Primavera. “Il suo tecnico Giorgio Rustignoli diceva che quando doveva fare la formazione assegnava il 9 a Didonè e poi lasciava le altre maglie nello spogliatoio, perché chiunque le prendesse andava bene.”
Secondo Matteoli, però, il percorso del giocatore non è stato quello che il talento avrebbe lasciato immaginare. “Purtroppo è mancata la componente mentale, quella determinazione necessaria per arrivare ai massimi livelli. È stato davvero un peccato perché le qualità tecniche erano evidenti.”
“Mi sento ancora molto comasco”
Il legame tra Matteoli e Como è rimasto forte anche dopo la fine della carriera. Già nei mesi scorsi l’ex centrocampista aveva raccontato il suo rapporto speciale con la città e con il club.
“Come potrei non seguire il Como? Ho vinto uno scudetto con l’Inter e ho vissuto momenti importanti anche a Cagliari, ma mi sento ancora molto comasco. È lì che sono diventato calciatore e ho vissuto gli anni indimenticabili della promozione in Serie A.”
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Per me il miglior numero 10 visto a Como
N1arrivo a dire la mia mica
Nico
Paz o giu di li.
Grande Matteoli…un numero 10 dai piedi sopraffini
Lo ricordiamo con piacere…un gran centrocampista! Le considerazioni sull’attuale Como …arrivano tardive e scontate?
Adesso. Arrivano. Tuttia. Dire la loro!!!!!!!
Un grandissimo