Novantuno anni e ancora la stessa curiosità di sempre. Amilcare Ferretti, per tutti Mirko, rappresenta una delle memorie storiche del calcio italiano. Ex centrocampista, protagonista in Serie B con il Como dal 1957 al 1959, poi protagonista con maglie prestigiose come Torino e Fiorentina, Ferretti ha attraversato oltre mezzo secolo di pallone. Oggi ritroviamo le sue parole sulle pagine dei colleghi de La Provincia che gli hanno dedicato una bellissima intervista.
Era presente in tribuna al Sinigaglia durante la Como Cup, arrivato da Ventimiglia insieme al genero con due obiettivi precisi: vedere da vicino il Como di oggi e conoscere i segreti del progetto che sta portando il club lariano ai vertici.
Dal campo alla scoperta dei campioni
Dopo il ritiro, Ferretti ha continuato a vivere il calcio da protagonista. È stato collaboratore di grandi allenatori, tra cui Gigi Radice, con cui ha conquistato lo scudetto con il Torino nel 1976, lavorando anche al Bologna e al Milan.
Ma il suo nome è soprattutto legato al ruolo di talent scout. Un osservatore capace di intuire il talento prima degli altri, come dimostrano le scoperte di giocatori del calibro di Giancarlo Antognoni e Roberto Mancini. Nel suo taccuino sono finiti anche campioni internazionali come Zvonimir Boban, Davor Suker, Matthias Sammer, Eric Cantona e Leonardo.
Il legame speciale con Como
Il rapporto con Como non si è mai interrotto. La città è rimasta nel cuore di Ferretti anche per motivi personali: proprio sul lago ha conosciuto la moglie negli anni Cinquanta. Ricordando il suo periodo in azzurro, l’ex centrocampista racconta un calcio completamente diverso: gli allenamenti, le pensioni in centro città, le trattative di mercato nascoste nei ristoranti e un Sinigaglia vissuto come punto di riferimento.
“Ero uno dei migliori nel mio ruolo in Serie B”, ricorda Ferretti, che venne poi ceduto al Catania 50 milioni di lire, una cifra importante per l’epoca.
La curiosità per il Como di Fàbregas
Il ritorno al Sinigaglia nasce soprattutto dalla voglia di capire il segreto del nuovo Como. Ferretti è rimasto impressionato dalla capacità del club di individuare giovani talenti poco conosciuti nei vari campionati. “Volevo capire la struttura, come lavorano, se li vedono dal vivo”, ha raccontato l’ex osservatore, rammaricato di non aver potuto parlare direttamente con Cesc Fàbregas.
Tra i giocatori che lo hanno colpito cita Nico Paz, ma anche Da Cunha, Perrone, Baturina e Rodriguez, giovani che secondo lui possiedono qualità e fantasia.
Meroni, un talento fuori dal tempo
Uno dei capitoli più emozionanti del racconto riguarda Gigi Meroni, compagno di Ferretti al Torino e grande amico personale.
Ferretti ricorda un giocatore diverso dagli altri: non soltanto un’ala destra, ma un attaccante capace di dialogare con i compagni e inventare calcio. “Era un centravanti arretrato alla Di Stefano”, racconta, ricordando anche episodi vissuti insieme fuori dal campo. La morte di Meroni rappresentò per lui un dolore enorme, una perdita per tutto il calcio italiano.
I campioni scoperti
Ma Ferretti è stato un grandissimo scopritore di talenti come racconta ai colleghi de La Provincia: “Segnalai il fratello maggiore di Ronaldinho al Torino: fortissimo, ma il Brasile chiuse la porta ai giovani in uscita. Portai un altro brasiliano al Torino, Muller. In un torneo giovanile in Cile vidi e segnalai alcuni giocatori: Sammer, Prosinecki, Boban, Suker… Alcune volte mi ascoltavano, altre meno. Ma vidi anche altri talenti: Leonardo, Cantona, Vieri.”
Tra i ricordi più importanti c’è quello di Antognoni, osservato quando era ancora un ragazzino dell’AstiMacobi: “Custodisco ancora la prima relazione che feci su di lui. Giocava nell’AstiMacobi, una società che era affiliata al Torino a quei tempi. Mi fecero vedere sto ragazzino, magrolino. Veniva a fare le partitelle a metà settimane calciava di destro e sinistro, lanci di quaranta metri. Fortissimo!“
Ma anche l’attuale C.t. dell’Italia Roberto Mancini passò sotto l’occhio vigile di Ferretti quando era ragazzino nelle giovanili del Bologna: “Era nelle giovanili e veniva convocato ogni tanto in Prima Squadra per fare un allenamento. Lo vidi e proposi subito di farlo giocare, ma mi dissero di no perché altrimenti avremmo dovuto pagare 4 milioni al suo primo club, l’oratorio Jesi. Senza aver ancora esordito il Torino ci propose 25 milioni: lo feci esordire al Bologna e da lì iniziò la sua grande carriera.”
Il parere sul calcio moderno
Sul calcio moderno, però, esprime qualche perplessità: “Si è persa tanta inventiva, è un calcio camminato”. Per questo continua ad apprezzare giocatori capaci di creare qualcosa di diverso, come Nico Paz e Jesus Rodriguez che continua ad apprezzare con indosso la maglia lariana.
Photo credits: Como 1907
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