Müller: “Ho sofferto per il Como, ora lo sogno contro lo Stoccarda”

Il tedesco, ex n°10 nerazzurro e biancoblu, ammette: "Sì, noi con Bianchi eravamo catenacciari. Stasera niente 0-0, meglio un 3-3"

Oggi ha 68 anni. Ed è uno dei doppi ex di Como e Inter. La parentesi italiana di Hansi Müller non è stata straordinaria anche a causa di infortuni, però lo rende titolato per parlare della partita di stasera.

L’ha fatto alla Gazzetta dello Sport: “Mi diverte più il Como perché è una grande sorpresa. Io soffrivo quando era nelle serie inferiori, era sparito. Adesso fa cose incredibili in tutti i sensi: squadra di grande qualità, matura, con tanta autoconvinzione e risultati pazzeschi. In più le possibilità economiche per avere una squadra del genere, anche se non bastano solo i soldi. Servono il lavoro giusto e passione per far funzionare tutto. Fabregas sa fare il suo mestiere ed è bravo a mettere in pratica gli esempi avuti quando giocava. È maturato, mi immagino un feeling giusto con tutti per gestire tutti: gruppo-squadra, società, e l’ambiente che non è quello di Juve, Inter o Milan“. Un appello per stasera: “Niente 0-0. Piuttosto 3-3, ma che sia una bella partita. Sono legato ancora adesso a entrambi i club e ai posti, il destino ha voluto che mio figlio Leif abbia in corso un investimento immobiliare sul lago, vicino a Menaggio in un posto che si chiama San Siro. Il Como è fiero di quello che sta facendo, l’Inter deve dare proprio tutto per non perdere. Prima si diceva che si doveva solo indovinare quanti gol avrebbero segnato i nerazzurri al Sinigaglia, adesso è una partita sulla stessa altezza. Scudetto all’Inter e Como in Europa? Il mio sogno sarebbe l’anno prossimo Como-Stoccarda in Champions League“.

Il tedesco ha anche ricordato il suo Como, 1984-85, solo due gol subiti in casa. Catenacciaro? “Direi di sì. Ci siamo salvati all’ultima giornata pareggiando 0-0 in casa con il Milan, ma era quello l’obiettivo. Ottavio Bianchi, il nostro allenatore, ci diceva: ‘Ragazzi non cominciate a voler fare spettacolo, nessuno lo aspetta da noi. Noi dobbiamo avere coglioni e grinta restare in A’. Dopo l’ultima partita è venuto a dirmi che mi avrebbe voluto vedere giocare più spesso così. Ma io ero infortunato prima, non avevo fatto apposta a stare male, tra pubalgia e il ko al metatarso. Io avrei voluto giocare sempre. Fu molto amara per me quella considerazione“.

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