LA “CRISETTA” DI RISULTATI
Solitamente nelle squadre di calcio i problemi saltano fuori quando i punti non arrivano. I lariani hanno vissuto un 2025-26 costante, ma il momento complicato è arrivato ad aprile. Brutto 0-0 a Udine, pirotecnico 3-4 con l’Inter, controprestazione in casa del Sassuolo (1-2) e altra sconfitta in rimonta subita dai nerazzurri, stavolta 2-3, con sogni di gloria in Coppa Italia svaniti. Quattro risultati negativi di fila. Il Como ne è venuto fuori come di solito viene fuori dal pressing alto avversario: calma, personalità e qualità. E pure una cena di squadra. A Genova la squadra ci mette 10′ a segnare, con un’azione da 21 passaggi consecutivi. Lo sprint finale che porta alla Champions nasce da lì.
IL MERCATO
Fabregas è contento della sua società. Però non sempre è sembrato soddisfatto delle trattative portate avanti da Suwarso e Ludi. “L’estate scorsa volevamo fare subito un difensore centrale esperto e Diego Carlos è arrivato solo a fine agosto”. “Stiamo giocando con la squadra dell’anno scorso + Ramon e Baturina”. “A gennaio le altre si sono rinforzate con Malen, Boga e Alisson e noi no”. Tutte parole sue. Lamentele rivolte verso l’esterno forse strategicamente, visto che i rapporti coi vertici del club sembrano più solidi che mai. Dall’altra parte, Cesc ha steccato il costoso acquisto di Morata. In altri club probabilmente un’operazione simile sarebbe stata rinfacciata all’allenatore. Invece tutti sono stati ragionevoli, pazienti e comprensivi: niente sfoghi alla Gasperini o alla Ranieri.
PERTH
Un’altra forte divergenza di vedute c’è stata sulla possibilità di giocare Milan-Como in Australia. Contrarissimo l’allenatore, favorevolissimo il presidente. E qui è stata questione di rispetto dei ruoli: il catalano non è uscito dal seminato e ha accettato le decisioni dei piani alti. Il tizzone poi si è spento da solo visto che il progetto è (fortunatamente) andato gambe all’aria. Anche i tifosi hanno scelto di contestare l’idea ma non la società che l’ha avallata. E l’ambiente è rimasto compatto.
SPOGLIATOIO
Ci sono poi le dinamiche coi giocatori. Ricordate il ritardo di Nico Paz alla riunione tecnica pre-Lecce? Vi immaginate i titoloni che sarebbero venuti fuori in altre piazze? Discorso simile per la rabbia post Verona di Rodriguez: altrove sarebbe diventato un caso, qui invece ne abbiamo parlato coi giusti toni e alla fine Jesus è stato l’uomo in più delle ultime due partite. Ma nell’arco di una stagione sono molti i potenziali problemi di spogliatoio che possono nascere: Kuhn che non gioca, idem Baturina fino a un certo punto, Smolcic e Moreno che dopo una partita da 8 finiscono in panchina, Morata nervoso, Tizio che pretende il rinnovo, Caio che alla prima richiesta di una grande a gennaio chiede di andar via… Per non parlare di Diao e di tutto il macello tra problemi fisici e polemiche col CT del Senegal. O del nodo-rigorista, con Paz a quota 0/3. Ma nulla di tutto ciò ha minato l’unità del gruppo.
LO STAFF
Fabregas ne ha ribadito spesso l’importanza. Ma c’è stato anche (almeno) un momento di tensione. Quando con la Cremonese Valle rimane a terra, i medici entrano in campo troppo presto, lo spagnolo è così costretto a uscire e proprio in quel frangente il Como prende gol. Il mister ha fatto notare pubblicamente la cosa: uno sfogo che avrebbe potuto anche causare malumori interni, invece no.
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