Solitamente su queste colonne cerchiamo di stare ben lontani dalla politica. Ma se tocca direttamente il Como, è nostro dovere informare. In quest’ottica riportiamo il post di Sergio Gaddi, 58enne nativo di Salerno, attuale consigliere regionale della Lombardia per Forza Italia. Nel suo curriculum diverse esperienze nella maggioranza di Palazzo Cernezzi, anche da assessore: possiamo dire che il protagonista di quest’articolo ha contribuito a governare Como dal 2002 al 2017. A ognuno le proprie considerazioni in merito.
L’arringa
Gaddi prende spunto dalle intenzioni di Suwarso riguardo alla massiccia presenza di maglie avversarie nei settori “di casa” durante alcune partite al Sinigaglia. Il Como vuole fare qualcosa, anche per prevenire problemi di ordine pubblico. Gaddi però non è d’accordo e attacca pesantemente la scelta: “Vietare l’ingresso in tribuna (in tribuna, non in curva) alle sciarpe e alle maglie della squadra avversaria è come dire il pallone è mio, quindi le regole le decido io. Mi sembra un atto di arroganza antisportiva che non può essere mascherato da (presunte) ragioni di sicurezza e di decoro. Insegnare il rispetto dell’avversario e fare di tutto perchè una partita sia uno spettacolo vivo anche per la varietà dei sostenitori è un dovere fondamentale di qualsiasi club. E i primi ad essere contrari dovrebbero essere proprio i tifosi, perchè il piacere della vittoria nasce dalla “lotta” dura e divertente, ma sempre civile, in un ambiente competitivo e non in una bolla anestetizzata. Di fronte ai valori dello sport anche la potenza del denaro deve fermarsi a riflettere. Perchè se tutto diventa finto e plastificato, ad uso e consumo esclusivo del vip hollywoodiano di turno, si perde il piacere dell’autenticità che il tifo esprime“.
La considerazione del politico si allarga anche alle iniziative prese dalla società in occasione del 2 giugno con lo slogan Semm Cumasch: “Anche la bellezza degli innumerevoli dialetti che rendono unica, inimitabile e invidiata la nostra meravigliosa Italia, può sfociare in tristezza quando marchia anche la festa della Repubblica, lasciando intravedere un velo di opportunismo commerciale. Siamo italiani, siamo aperti al mondo e alle sue collaborazioni, ma non siamo in vendita. Per fortuna“.
Come si può immaginare, molti tifosi hanno commentato difendendo l’operato del club e ricordando che in molti stadi in tutta Italia è fortemente sconsigliato vestire colori che non siano della squadra di casa, anche in tribuna.





Eccolo! Probabilmente non è mai stato in uno stadio nel settore ospiti, e fa la stessa figura di Trump col cartellino rosso.. Lo porterei in piccionaia dietro la rete a San siro per capire cosa vuol dire tifare una squadra fuori casa. Comunque, solo di politica di tratta. É partita la campagna elettorale per il sindaco e quest’uomo evidentemente sta cercando di prendere tutto l’elettorato contro lo stadio, il calcio Como ecc. é uomo da comitati, dopo i ciliegi, ora punta sicuramente agli antistadio. Lo sentiremo ancora purtroppo