C’è un filo conduttore che lega il percorso del Como e la filosofia di Cesc Fàbregas: crescita, ambizione e pazienza. L’allenatore spagnolo, intervistato dal direttore del Corriere dello Sport Ivan Zazzaroni, racconta il suo modo di intendere il calcio e il progetto costruito sul lago, spiegando come il club sia arrivato ai massimi livelli attraverso idee precise e un lavoro quotidiano.
GRANDE SODDISFAZIONE
Fàbregas non nasconde la soddisfazione per il cammino compiuto: «Quando sono arrivato ho trovato una società con grandi potenzialità, ma anche con la necessità di costruire qualcosa passo dopo passo. In poco tempo siamo riusciti a trasformare il Como in una realtà capace di confrontarsi con squadre importanti. Questo risultato nasce dal lavoro e dalla qualità delle persone che fanno parte del progetto».
L’ex centrocampista sottolinea il valore della crescita dei giovani e il ruolo dell’allenatore nel formare prima uomini e poi calciatori: «Un giocatore giovane ha bisogno di una guida, di qualcuno che sappia indicargli la strada. Il talento da solo non basta: servono disciplina, mentalità e la voglia di migliorarsi ogni giorno».
SPOGLIATOIO E TATTICA: NON SOLO SCHEMI
Parlando del suo rapporto con il calcio, Fàbregas spiega che il gioco non può essere ridotto soltanto agli schemi: «Per me il calcio non è una questione esclusivamente tattica. La posizione in campo è importante, ma conta soprattutto capire il momento della partita, leggere le situazioni e avere la personalità per scegliere la soluzione migliore».
L’allenatore del Como racconta anche il proprio approccio alla gestione dello spogliatoio: «Cerco di conoscere i miei giocatori, capire cosa possono dare e come posso aiutarli a crescere. Ogni calciatore è diverso dagli altri e non esiste un unico metodo valido per tutti».
IL “MODELLO COMO” SFIDA LA SERIE A
Fàbregas respinge l’idea di un successo costruito soltanto grazie agli investimenti economici: «I soldi possono aiutare, ma non sono sufficienti. La differenza la fanno la programmazione, le persone giuste e la capacità di creare una cultura all’interno della società».
Sul confronto con club più blasonati, il tecnico spagnolo mantiene grande rispetto ma anche convinzione: «Affrontiamo squadre con una storia enorme e con risorse superiori, però il calcio permette di competere anche attraverso le idee. Noi dobbiamo continuare a lavorare e a migliorarci».
L’ex Arsenal, Chelsea e Barcellona ricorda anche l’importanza delle esperienze vissute nella sua carriera: «Ho avuto la fortuna di lavorare con grandi allenatori e grandi campioni. Da ognuno ho cercato di prendere qualcosa: il modo di preparare le partite, la gestione del gruppo, la mentalità vincente».
LA MENTALITA’ E L’AMBIZIONE
Secondo Fàbregas, il calcio di oggi richiede giocatori sempre più completi: «Non basta avere qualità tecnica. Un calciatore deve saper interpretare più ruoli, capire gli spazi e adattarsi alle esigenze della squadra».
Il tecnico del Como parla anche della pressione che accompagna il lavoro di un allenatore: «Quando prendi una decisione devi essere pronto ad assumertene la responsabilità. Io cerco sempre di essere chiaro con tutti, spiegando le mie scelte e mantenendo un rapporto diretto con i giocatori».
Infine, uno sguardo al futuro e alle ambizioni del club: «Non dobbiamo pensare di essere arrivati. La cosa più difficile è confermarsi. Vogliamo continuare a crescere, migliorare la squadra e dimostrare che il Como può avere un ruolo importante».
Una visione che riassume il pensiero di Fàbregas: talento, lavoro e identità. Tre elementi che, secondo l’allenatore spagnolo, possono permettere a una squadra di costruire qualcosa di duraturo.
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