Passo dopo passo, Assane Diao sta cercando di rimettere insieme i pezzi per gettarsi alle spalle dodici mesi difficili. L’infortunio gli ha tolto ritmo e fiducia, com’è ovvio che sia per un ragazzo giovane che sta ancora costruendosi una personalità forte e che non può avere già tutte queste certezze ad alti livelli. Però ci teniamo stretti i segnali incoraggianti che vediamo.
Due partite fa, a Marassi, il n°38 ci era piaciuto molto. Un gol da centravanti, tanta generosità e addirittura un’inedita efficacia nella propria area a difendere sulle palle inattive. Era però mancato il suo marchio di fabbrica, il dribbling. Palla tra i piedi Assane era parso un po’ lento e macchinoso, mai capace di aprire il gas come sa fare molto bene.
Sabato contro il Napoli si è un po’ invertito tutto. Quando veniva servito e puntava l’uomo, riusciva spesso e volentieri a superarlo, sia che fosse Gutierrez o Buongiorno. Però erano giocate un po’ fini a sé stesse, anche perché spesso si intestardiva in dribbling quando invece avrebbe potuto servire i compagni: ricordiamo un paio di movimenti chirurgici di Douvikas non premiati dall’ala ex Betis, che non ha nell’assist la sua vocazione principale. Il problema è che è mancato clamorosamente anche l’istinto del killer in zona Milinkovic-Savic: quel tiro addosso al portiere napoletano grida ancora vendetta, e anche sul colpo di testa in sospensione avrebbe potuto fare meglio.
Tappe normali di un percorso di recupero. Noi preferiamo il Diao concreto e utile di Genova rispetto a quello un po’ fumoso visto l’altro giorno, ma tutto serve. Rivedere il prodigio dell’anno scorso non sarà facile né scontato, gli infortuni possono cambiare la carriera dei talenti o comunque ritardarne lo sviluppo. Fabregas ci crede, il Como anche.
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Non ancora al livello dello scorso anno x i vari infortuni patiti…ma Fabregas oltre che umano tiene al recupero dei propri calciatori x se x la squadra x il valore societario.
Non è facile performare al top della propria forma dopo una stagione passata in infermeria