“Comprare giocatori in Italia oggi è un problema per la rigidità dei pagamenti. Se voglio un italiano da 15 milioni, devo pagarli tutti in anticipo o bloccare i soldi con una fideiussione. All’estero è molto più conveniente e flessibile”. Mirwan Suwarso l’aveva detto qualche settimana fa (QUI): ecco uno dei motivi per cui il Como non solo è privo di italiani, ma predilige comprare da squadre estere.
Una regolamentazione spiegata meglio dall’edizione odierna della Gazzetta dello Sport e dal collega Marco Iaria, esperto di tutte le varie dinamiche economiche del nostro calcio. Si tratta della cosiddetta “stanza di compensazione”. In parole povere: se il Como vende il giocatore X al Parma per 5 milioni e poi compra il giocatore Y dal Cagliari per 20 milioni, sui 15 milioni di “debito” dovrà portare una fideiussione bancaria o assicurativa come garanzia (l’abbiamo semplicizzata, perché quasi sempre i pagamenti dei cartellini vengono rateizzati su più anni, ma almeno ci siamo capiti). Un meccanismo anche virtuoso, ideato dalla FIGC per tutelare le società che devono ricevere crediti: se il club debitore fallisce, c’è la fideiussione come garanzia e si evitano pericolosi effetti a catena.
Coi club esteri questo vincolo non c’è: i passaggi di denaro avvengono direttamente tra società ed è tutto più semplice, con la FIFA a dirimere eventuali controversie e morosità . Ecco perché comprare fuori dall’Italia è più comodo e flessibile. Oltretutto le fideiussioni richieste in Italia hanno un costo elevato, una commissione riconosciuta all’intermediario e sono solitamente accompagnati da una controgaranzia, come il pegno su un conto corrente o un bene immobiliare. E per le proprietà straniere – sempre più numerose – è problematico accedere a questo tipo di strumenti, essendo meno radicate sul territorio nazionale. Ecco quindi che le squadre italiane – tutte, non solo il Como – sono indotte a evitare il mercato interno e a guardare oltre le Alpi.
Il presidente della Lega di Serie A, Simonelli, ha auspicato un cambiamento: “Mi piacerebbe quantomeno rendere paritetiche le condizioni tra trasferimenti nazionali e internazionali. Bisognerebbe almeno creare un consorzio di garanzia che renda meno onerose le garanzie fideiussorie“. Se n’è già parlato col ministro dello Sport Abodi, ipotizzando un coinvolgimento dell’Istituto per il Credito Sportivo.


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