Enrico Fermi ĆØ stato una figura centrale per il Como, ricoprendo il ruolo di medico del club per ventāanni. Il suo percorso con i lariani ĆØ iniziato nel 1976, quando si trovava ancora a fare il tirocinio allāOspedale Sant’Anna di Como, sotto la guida di Riccardo Mascetti, medico della squadra. āEra un sogno che si avverava,ā ha raccontato Fermi in unāintervista concessa in esclusiva ai colleghi de La Provincia.
Da tifoso del Como, frequentava giĆ lo stadio Sinigaglia e assisteva alle partite del club. Fermi si ricorda con entusiasmo quel periodo, quando i primi calciatori arrivavano a farsi visitare dallo stesso dottore.
Gli inizi e il settore giovanile
Nel 1975-76, dopo aver completato il tirocinio, Fermi venne assunto dal club e inviato a seguire il Torneo di Viareggio. āEra il mio ingresso ufficiale. Da lƬ, lāanno successivo, venni destinato al settore giovanile,ā ha ricordato. Un periodo che gli ha permesso di osservare e lavorare con giovani talenti che avrebbero poi segnato la storia del club. Tra questi, Fermi ricorda Paolo Rossi, che passava tra la prima squadra e i giovani. āFavini mi diceva che Rossi avrebbe potuto diventare un grande centravanti, solo che doveva imparare a āvedereā la porta. E, infatti, poi ĆØ diventato quello che sappiamo.ā
La promozione in B con Tardelli
Fermi ha vissuto momenti significativi anche con la prima squadra. Nel 1987, quando Mascetti ridusse il suo impegno, Fermi passò a lavorare con i grandi. Il suo ricordo di quel periodo ĆØ legato anche alla salvezza ottenuta con Burgnich e alle successive retrocessioni, ma soprattutto alla promozione in Serie B nel 1994, sotto la guida di Marco Tardelli. āEra una promozione speciale, fatta con lāentusiasmo dei giovani del settore giovanile,ā ha raccontato Fermi, ricordando con affetto giocatori come Boscolo, Collauto, Ferrigno e Bravo.
Il periodo di retrocessioni e il ricordo di Galeone
Fermi ha anche parlato delle difficoltĆ che il Como ha attraversato in vari momenti, tra cui le retrocessioni. āGaleone ĆØ stato un allenatore che ricordavo per la sua cultura e il suo approccio, ma mi dispiace che i tifosi del Como lo ricordino solo per i risultati negativi,ā ha affermato. āIl Como giocava un buon calcio, molto simile a quello che vediamo oggi con Fabregas. Purtroppo, però, i risultati non arrivavano.ā
Momenti memorabili e curiositĆ
Il medico ha ricordato con un sorriso anche alcuni episodi particolari della sua carriera. Come le “scene” che Milton faceva durante le sedute di mesoterapia, o la storia di Sinigaglia, un giocatore che, nonostante il grande talento, fu fermato da due gravi infortuni. Inoltre, ha svelato un curioso ricordo dei cani di Chiodini, che gli regalò un cucciolo, e le tradizioni del club, come il rigido controllo sulle diete di Bersellini.
La tragedia di Sacchella e la crescita del club
Un altro momento che Fermi ricorda con tristezza ĆØ la morte del vice allenatore di Bersellini, Ulderico Sacchella. āEra una persona straordinaria. La sua morte ĆØ stata un colpo durissimo per tutti noi. Ć successo mentre stava facendo un poā di corsa prima dellāallenamento, e, allāimprovviso, crollò.ā Fermi racconta con emozione quella tragedia che ha segnato un giorno particolarmente difficile nella sua carriera.
Il calcio moderno e il cambiamento dello stadio
Oggi Fermi guarda il calcio con uno sguardo diverso. Non va più spesso allo stadio, ma si tiene aggiornato guardando il Como in televisione. āLāanno scorso sono andato una volta e ho visto che ĆØ cambiato davvero tutto. E anche a livello medico, immagino lo staff. Ai miei tempi, per esempio, noi auscultavamo gli stiramenti semplicemente mettendo le mani sul muscolo,ā ha riflettuto, sottolineando quanto sia cambiato il mondo del calcio e come le tecnologie moderne abbiano trasformato il lavoro dello staff medico.
Un legame familiare con il Como
Fermi ha anche parlato della sua famiglia, in particolare dei suoi figli. āAlessandro ĆØ in politica e lāaltro ĆØ stato un pilota di moto. Ć stato campione italiano, ma mi ricordo anche le corse in ospedale quando si fratturava qualcosa,ā ha raccontato. Oggi, uno dei suoi figli ĆØ un abbonato in curva con il proprio figlio di 12 anni. “Pensare che non ĆØ mai stato un tifoso,” ha aggiunto con un sorriso, rivelando un legame affettivo che si ĆØ trasmesso alle nuove generazioni.
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