ESCLUSIVA CC – “Perth, dall’AIC un silenzio incomprensibile. Calcagno sia coerente!”

L'opinione di Beppe Dossena: "Idea fuori luogo. Mica si giocava troppo? L'Assocalciatori non tocca palla, si arrampica sugli specchi e ormai dipende dalla FIGC"

In Spagna l’AFE (Assocalciatori) si è opposta in maniera forte alla disputa di Villarreal-Barcellona a Miami. E questo ha contribuito a far naufragare il progetto. In Italia invece il sindacato è stato molto meno determinato e più vago nelle poche dichiarazioni rilasciate in merito. Abbiamo provato più volte a contattare il presidente Umberto Calcagno, ma ha sempre preferito non parlare con noi. E allora abbiamo intervistato uno che le dinamiche dell’AIC le conosce bene: Giuseppe Dossena, campione del mondo 1982, uno scudetto con la Sampdoria, ma anche ex candidato alla presidenza dell’associazione nel 2020 proprio contro Calcagno.

Dossena, come dobbiamo interpretare il silenzio dell’AIC?

“E’ desolante. L’associazione dovrebbe prendere le parti degli atleti e curarne il benessere. So che sono cambiati i tempi, che non è più tempo di battaglie sindacali e che la promozione del calcio italiano passa anche da queste cose. Non mi scandalizzo. Però vanno trovate e preparate forme più idonee e meno aggressive. Questa mi sembra fuori luogo e fuori tempo: ne avremmo potuto fare a meno. Secondo me alteriamo la regolarità del campionato: 20 ore di volo, jet lag, differenza di temperature. In quel momento Milan e Como avranno i loro obiettivi da raggiungere… Il corpo ha bisogno di adattamento. Vanno messi in conto infortuni”.

Ma i giocatori stanno facendo poco.

“Dispiace. Anche perché non ci si può dimenticare la storia di questa associazione, che nel tempo ha assicurato tutele importanti agli associati. Il Presidente Calcagno dovrebbe essere coerente. Qualche mese fa aveva detto che si gioca troppo. Tralasciando il fatto che le partite sono le stesse di vent’anni fa. Ma mi auguro che dopo questa cosa nessuno parli più del calendario fitto, altrimenti ci prendono in giro. Calcagno è anche vicepresidente FIGC: sarei curioso di leggere il verbale del Consiglio Federale che ha dato il via libera a questa cosa per vedere se si è perlomeno astenuto o se ha addirittura votato a favore. Anche astenersi sarebbe stato sbagliato, ma perlomeno sarebbe stato un segnale formale. L’AIC non deve andare allo scontro, però può contribuire a trovare una soluzione diversa. Invece mi sembra che non tocchi palla e che tutto passi sotto il naso dell’attuale presidente“.

Quali sono le dinamiche tra giocatori e sindacato? Per farla semplice, Rabiot potrebbe alzare la cornetta e condividere le sue perplessità con Calcagno?

“Ci mancherebbe! Solitamente ci sono dei rappresentanti in ogni squadra e in ogni lega; ci sono anche delle assemblee. Ma dovrebbe essere l’associazione a chiedere ai propri rappresentanti: ‘Si sta prospettando questa eventualità, cosa ne pensate?’ L’avranno fatto? Dubito”.

Il presidente AIC Calcagno

Insomma, parliamo di un’associazione un po’ passiva.

“Ha perso forza e credibilità. E poi credo abbia un problema di sostenibilità: ci sono sempre più stranieri che secondo me nemmeno si associano più; inoltre ha perduto il contratto con le figurine Panini, da cui attingeva royalties. Di cosa vive? Di aiuti federali. Quindi logicamente deve ascoltare le componenti federali… Si è resa dipendente e non vorrei che stia diventando un circolo privato dove si curano i propri interessi: poltrona e stipendio. La colpa è anche dei calciatori che spesso non si impegnano. Perlomeno ci dicano quali sono i vantaggi di questa scelta e perché l’AIC non ha preso una posizione. È incomprensibile che si arrampichi sugli specchi in questo modo. Altrimenti cambiate lo statuto: cosa volete diventare? Un club privato? Un dopolavoro?”.

Mettendo un attimo da parte le esigenze dei calciatori, qui si va contro il parere della stragrande maggioranza degli appassionati. Secondo lei è possibile che il futuro del calcio passi da iniziative che non piacciono a chi il calcio lo manda avanti, cioè i tifosi?

“No. Poi ci vuole equilibrio. I club devono rispettare i propri tifosi e il tifoso deve capire che i tempi sono cambiati. E’ importante la comunicazione, non bisogna prendere in giro la gente. Qualcuno verrà sempre scontentato, però serve chiarezza. E in questo caso non c’è stata”.

Del Como sul campo cosa ci dice? 

“Fantastico, mi piace vederlo. Lo trovo un bellissimo esempio di gestione: serietà, capacità, penso anche chiarezza nei ruoli, senza alzare la voce. Non so perché questa proprietà si sia innamorata proprio di Como, però il posto è incantevole, sono stati fatti investimenti e il risultato è una squadra che mi fa venire voglia di pagare il biglietto per vederla. Anche se ancora non sono passato dal Sinigaglia“.

calciocomo.it
Seguici su
Aggiungi calciocomo.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.
★ Aggiungici
Subscribe
Notificami

0 Commenti
più nuovi
più vecchi più votati

Articoli correlati

trevoh chalobah como
Recupererà qualcuno? Praticamente scontati invece i forfait di Diao, Rodriguez e Addai...
esultanza feyenoord
Ai microfoni di CalcioComo.it ecco le parole dei colleghi Restini e Taglieri di Como Tv,...
Il “Toro di Sora” in esclusiva racconta il progetto lariano, l’impatto di Kean e Douvikas...

Altre notizie