Alberto Comazzi è stato uno dei protagonisti del Como targato Preziosi, quello che tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del nuovo millennio sfiorò la promozione in Serie B con Trainini e visse poi una stagione più complicata con il susseguirsi di tre allenatori: De Vecchi, Marini e Dominissini. Arrivato giovanissimo sulle rive del Lario dopo la formazione nel settore giovanile del Milan, il difensore ha poi legato gran parte della propria carriera al Verona, dove ha disputato cinque stagioni, dopo le esperienze con Monza e Lazio. Oggi lontano dal calcio professionistico, Comazzi si è raccontato ai microfoni de La Provincia di Como, ricordando il suo passato e commentando il presente della squadra guidata da Cesc Fàbregas.
“Como mi ha lanciato, resta un ricordo indelebile”
L’ex centrale ha spiegato di aver scelto una vita lontana dal pallone dopo il ritiro, pur mantenendo un legame speciale con le piazze che hanno segnato la sua carriera.
“Dopo aver smesso ho deciso di dedicarmi ad altro. Ho però seguito Como-Verona in televisione, due realtà che hanno avuto un significato importante per me. Il Como è stato il club che mi ha dato la possibilità di emergere: arrivavo dal settore giovanile del Milan, lì sono cresciuto calcisticamente. Poi Verona è diventata la mia casa e ancora oggi vivo in Valpolicella”, ha raccontato.
La crescita del Como e il ruolo dell’allenatore spagnolo
Comazzi ha poi espresso grande apprezzamento per il lavoro svolto da Fàbregas, individuando nel tecnico un elemento fondamentale del successo del progetto. “Il Como mi ha colpito molto. Si vede chiaramente l’impronta di Fàbregas. È vero, la società ha disponibilità economiche importanti, ma il suo contributo è decisivo perché segue ogni aspetto del progetto e riesce a trasmettere una precisa identità alla squadra. È qualcosa di davvero particolare”, ha spiegato.
L’ex difensore ha anche ricordato come già da calciatore si intuiva il futuro da allenatore dell’ex centrocampista spagnolo. “Mi piaceva molto anche quando giocava, si percepiva che avrebbe potuto fare il tecnico. Ho avuto la stessa sensazione con De Zerbi ai tempi del settore giovanile del Milan e con Italiano a Verona: dal modo di comunicare in campo capivi che avevano qualcosa di diverso”, ha aggiunto.
“Anche ai nostri tempi c’era grande entusiasmo”
Il salto del Como attuale ai vertici del calcio italiano ha colpito Comazzi, che però ha ricordato come anche il passato fosse caratterizzato da grande passione. “Fa sicuramente effetto vedere il Como così in alto. È una crescita enorme, ma anche ai nostri tempi la piazza era molto coinvolta. Eravamo in Serie C, però c’erano entusiasmo, ambizione e partite importanti da giocare”, ha sottolineato.
Il ricordo del Como che sfiorò la Serie B
Ripensando alla sua esperienza in maglia azzurra, Comazzi ha ricordato un gruppo competitivo e due stagioni molto diverse tra loro.
“Eravamo dentro un progetto ambizioso. Il primo anno raggiungemmo i playoff, ma uscimmo contro la Pistoiese. La stagione successiva fu più complicata. De Vecchi lo conoscevo dal Milan: forse aveva ancora una mentalità molto legata al settore giovanile e il passaggio agli adulti non fu semplice. Marini invece era un personaggio straordinario, molto simpatico, anche se il suo modo di intendere il calcio apparteneva forse a un’altra epoca”, ha raccontato.
Gli amici di squadra e le battaglie in campo
Il legame con quei compagni è rimasto forte nel tempo. “Soprattutto il primo anno eravamo un gruppo molto unito. C’erano giocatori come Rocchi, Saudati, Baraldi, Colombo e Damiani: una squadra con valori importanti dentro e fuori dal campo”, ha ricordato.
Tra gli episodi più impressi nella memoria ci sono le sfide contro il Livorno e alcuni momenti personali. “Ricordo le grandi battaglie contro il Livorno, partite dure contro giocatori come Bonaldi e il grande Protti. E poi i miei gol: quello in campionato contro il Modena e quello in Coppa Italia al Maradona contro il Napoli sono ricordi speciali”, ha raccontato.
La famosa collisione con Saronno
Uno degli episodi più incredibili della sua carriera riguarda lo scontro con Lele Saronno. “Su una palla alta ci siamo buttati io e Baraldi. L’attaccante mi spinse mentre ero in aria e finii addosso a Lele. Fu un impatto tremendo: a me misero 18 punti di sutura, lui riportò una ferita alla tempia e un trauma cranico. Io stavo abbastanza bene, ma perdevo tantissimo sangue, era una scena impressionante”, ha ricordato.
Una giornata già drammatica che ebbe un ulteriore colpo di scena. “Quando arrivammo al pronto soccorso arrivò anche la barella con Giorgio Vitali, il direttore sportivo, che aveva avuto un infarto. Fu una domenica davvero incredibile”, ha aggiunto.
La voglia di tornare al Sinigaglia
Comazzi non nasconde il desiderio di rivivere l’atmosfera del nuovo Como. “Mi piacerebbe molto tornare allo stadio e vedere una partita dal vivo. Sarebbe bello, devo solo riuscire a trovare un biglietto”, ha concluso.
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