In queste ore leggerete mille articoli sulla scalata del Como. In 7 anni dalla D all’Europa, in 5 anni dalla C all’Europa, in 2 anni dalla B all’Europa. Mille encomi, mille esaltazioni. Ma la verità è che nessuno può capire appieno tranne te, e tranne me, che quel percorso l’abbiamo vissuto in prima persona.
La crescita è stata tanto rapida da stordirci, qualche volta. Abituati a sofferenze e montagne russe, questa continua crescita non ci sembrava vera. Non è solo una questione di categoria. Siamo passati da Ninni Corda a Cesc Fabregas, transitando per Banchini, Gattuso e Longo. Da Pruzzo a Ludi. Da Cau a Guindos. Da Sbardella, Di Jenno, Raggio Garibaldi e Dell’Agnello a Diego Carlos, Moreno, Perrone e Douvikas. E la nostra casa? Sette anni fa il Sinigaglia era decadente e per pochi intimi, oggi è (quasi) da Champions. ‘sti bocconi puoi scriverli e descriverli, ma se li hai assaggiati hanno tutto un altro valore.
Tra l’altro nel mezzo c’è stato il Covid. Un’esperienza traumatica per tutti noi. Per qualcuno, di più.
In questi anni abbiamo perso Nino Balducci, Giorgio Bressani, Livio Prada, Mino Favini, Loris Dominissini, Roberto Melgrati, Riccardo Bianchi, Pucci, Carlo Corti. Chi scrive del Como da Roma, da Milano o da Firenze non ha idea di chi siano queste persone. Noi sì.
Abbiamo metabolizzato cessioni di giocatori amatissimi (Cicconi, Solini, Bellemo, Arrigoni, Cutrone, Cerri, Strefezza, Gabrielloni) e ritiri altrettanto dolorosi (Iovine, Facchin, Gatto), dimostrando grande maturità.

Dopodiché però non bisogna neanche lasciar pensare che questi sette anni siano stati una via crucis. Anzi, in campo quasi solo gioie. Ricordiamone qualcuna cruciale: Rezzato-Como 0-1 con gol di Celeghin all’87’; Livorno-Como 1-2 (forse ancor più importante della successiva vittoria con l’Alessandria); Como-Cosenza 2-1 (doppietta-salvezza di Gabrielloni); Ternana-Como 1-3 (con Chajia che mette il sigillo sul mantenimento della B). Dall’arrivo di Fabregas poi è cambiato tutto. Un allenatore che anziché adagiarsi sugli obiettivi dati dalla società come tanti colleghi più illustri, ha l’ossessione di prendersi ogni punto possibile, costruendo allo stesso tempo per il futuro. Gli investimenti degli Hartono, cresciuti enormemente nelle ultime stagioni, hanno fatto il resto.
Con una società così, un allenatore così e una piazza così, andare in Europa era quasi inevitabile: altro che “miracolo Como”.
Seguici su
Aggiungi calciocomo.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.



Quanto mi piacerebbe sentire la cronaca del gol di Douvikas e il fischio finale al Bentegodi dal buon Nino.
Eh sì…io ancora sto godendo di aver battuto l’Alessandria, tutto troppo in fretta…ma va’ bene così. Chi c’era…ora si gode OGNI SINGOLO ISTANTE 💙
4 montati di testa
se non lo ha vissuto, godi solo a metà
Bell’articolo! 💙
In serie D non c’ero
Giocavo anche io
Ma ciò non toglie l’amore che si ha per la squadra dove sei nato
💙
“In questi anni abbiamo perso Nino Balducci, Giorgio Bressani, Livio Prada, Mino Favini, Loris Dominissini, Roberto Melgrati, Riccardo Bianchi, Pucci, Carlo Corti. Chi scrive del Como da Roma, da Milano o da Firenze non ha idea di chi siano queste persone. Noi sì.” 👏🏻
Un sogno targato Hartono Suwarso e Fabregas….qualunque cosa succederà sarò sempre grato per quello che mi avete dato. Un sogno. FORZA COMO.
In pochi sappiamo cosa vuole dire