L’addio di Sergi Roberto, senza ombre né rimpianti

Solo cose positive nel saluto social del catalano: "Vado via pieno di gratitudine". Nei commenti nessun tifoso cita i guai fisici. Suwarso: "Grazie a te"

Che Sergi Roberto non avrebbe fatto parte della rosa del Como 2026-27 era chiaro da tempo. La sua esperienza sul Lario è stata stupenda a livello di risultati di squadra, ma individualmente è riuscito a dare meno di quanto ci si aspettava, a causa di diversi problemi fisici. Il 34enne catalano è rimasto fuori oltre 5 mesi nella stagione 24-25, mentre in quella appena terminata è stato gestito con oculatezza da Cesc ma tirando le somme dei minutaggi è cambiato poco.

Oggi è arrivato il saluto social del giocatore. Un testo di media lunghezza in cui non c’è traccia di rimpianti personali. Anzi, Sergi ha sottolineato la scalata fatta dal Como in questi due anni, dal ruolo di neopromossa alla qualificazione in Champions, “un traguardo che all’inizio di questo percorso sembrava solo un sogno“. L’ex leggenda del Barcellona si è detto “incredibilmente orgoglioso (…) soprattutto per le persone che ho incontrato lungo il cammino. Fin dal primo giorno, io e la mia famiglia ci siamo sentiti accolti e amati. Como è diventata la nostra casa, e questi anni avranno sempre un posto speciale nei nostri cuori. Abbiamo creato ricordi e amicizie che rimarranno con noi per sempre. (…) Como sarà sempre una parte molto importante della mia vita e della mia carriera. Vado via con solo gratitudine e con la certezza che questo club ha un futuro luminoso davanti a sé“.

A corredo della frase “once lariano, always lariano“, tutti i ringraziamenti di rito a compagni, staff, dipendenti e tifosi. Numerosissimi i commenti dei tifosi del Como, tutti pregni di affetto e gratitudine per aver visto un giocatore di questa caratura (ha due Champions in bacheca) con la nostra maglia. Nelle storie di Suwarso il saluto di Sergi viene riproposto con sotto una frase: “Grazie a te per aver dato tutto. Troverai sempre una casa a Como“, dice il presidente. Entrambe le storie avevano come sottofondo la canzone “Figli del Sinigaglia”.

Redazione

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