Leonardo Gabaglio, allenatore di Matteo Papaccioli ai tempi della Faloppiese, ha raccontato a Gianlucadimarzio.com il primo impatto con le qualità del classe 2008, passando anche però per la fine della sua esperienza a Faloppio, che lo ha poi portato a vestire la maglia del Como.
Il primo impatto di Papaccioli
“Mi è bastato vederlo al primo controllo di palla per rendermi conto delle sue qualità straordinarie: era davvero incredibile. La mamma aveva conosciuto casualmente un nostro allenatore che lavorava in banca. Fu lui a consigliarle di portarlo da noi. Io allenavo i 2008 e ho avuto la fortuna di conoscere un ragazzo dotato di un’umiltà grandissima. Quando lavori in una squadra di un piccolo paese non immagini che possa accadere qualcosa del genere. È stata una sorpresa bellissima e mi sono emozionato parecchio a vederlo in Champions League”.
Non ha solo qualità tecniche
“Credo che, oltre alle qualità tecniche, sia soprattutto l’aspetto umano a permettergli di raggiungere questi risultati. È un ragazzo umile, con una famiglia molto unita che lo ha sempre sostenuto e aiutato. Fin dal suo arrivo a Faloppio si è fatto subito apprezzare da tutti, diventando immediatamente un punto di riferimento per il gruppo. Lo considererò per sempre un tesoro della nostra realtà. È una soddisfazione per noi e per lui: ogni bambino deve poter sognare in grande. Sapere che un ragazzo che ha giocato nella tua stessa squadra è arrivato a segnare in Champions League sarà sicuramente uno stimolo per i più piccoli”.
Il momento del trasferimento al Como
“Eravamo impegnati in un torneo al mare e, il giorno della finale, ci comunicò negli spogliatoi che il Como lo aveva selezionato e che avrebbe voluto trasferirsi lì. Le lacrime furono di gioia, perché un nostro giocatore stava per raggiungere il Como, ma anche di dispiacere: stavamo perdendo un ragazzo davvero speciale”.




