Alvaro Morata si racconta. Non alla stampa locale (vietato), ma al sito ufficiale del club. A poco più di un mese dal suo arrivo a Como, queste le sue sensazioni: “Sono davvero felice, orgoglioso. Mi sento a casa. Da quando ho firmato con il Como, tutti mi hanno accolto al meglio, con un messaggio o con un gesto. È come far parte di una grande famiglia e sono fiero di esserci. Non penso soltanto a segnare. Voglio lavorare con la squadra per raggiungere obiettivi comuni“.
L’altro giorno in conferenza stampa si è arrabbiato quando qualcuno gli ha detto che viene da una stagione complicata, ma in quest’intervista lui stesso la definisce “dura“. Poi però è arrivata la chiamata lariana: “Lo scorso anno ci ho giocato contro e abbiamo sofferto tanto. Ho visto con i miei occhi che il Como sta diventando un grande club, con ambizioni e strutture importanti. È un progetto serio, con un grande allenatore: per me una grande opportunità. Non ho dovuto pensarci troppo“. Un retroscena sul numero 7: “E’ speciale. Devo ringraziare Lucas perché lo voleva anche lui, ma me lo ha lasciato. Lo rispetto per questo. È il numero che indosso con la Spagna e che amo da bambino. Darò il 200% per rendere orgogliosi squadra e tifosi”.
Morata ha viaggiato parecchio e “ogni paese mi ha insegnato qualcosa“. Ha avuto anche periodi difficili a livello emotivo: “Nel calcio c’è pressione e nelle accademie non insegnano a gestirla. Non è follia chiedere aiuto a uno specialista: se andiamo in palestra per il corpo, possiamo farlo anche per la mente“. Per lui ricopre grande importanza la famiglia, ma anche le amicizie: adora Casillas, inviterebbe a cena sul lago Alcaraz, Maradona e soprattutto i suoi genitori.


