Nicastro: “Non ho meriti, ma sono orgoglioso. Mi davano del pirla…”

L'uomo che portò qui gli Hartono IN ESCLUSIVA ai nostri microfoni: "Per diventare grandi come il Real Madrid c'è un solo modo..."

massimo nicastro

Il legame tra Massimo Nicastro e il Como riesce ad annullare anche 8.000 chilometri e sei fusi orari di distanza. Nella chiacchierata che ci ha concesso abbiamo respirato la sua serenità, il suo entusiasmo, la sua visione. Oltre alla sua solita gentilezza.

Nicastro, ci racconta cosa sta combinando negli USA?

“Lavoro, come sempre. Tra qualche tempo dovrò venire in Italia perché abbiamo venduto un sito web a un colosso americano. Avevo una squadra di calcio qui a Miami, abbiamo vinto tre coppe nella nostra categoria ma poi non ho avuto più tempo di occuparmene. Ho ancora delle quote in un’agenzia di procuratori”.

Ha seguito un po’ le gesta del Como?

“Certo, in tv. Sono rimasto anche in contatto con Mirwan. Purtroppo non sono riuscito a venire allo stadio, tra l’altro devo fare in modo di comprare una maglietta di Nico Paz per mio figlio, quando ci sarà tempo mi farà piacere venire lì. Magari a inizio prossima stagione vi vengo a trovare”.

Volentieri! E la maglia di Paz è il minimo per il lavoro che lei ha fatto, propiziando l’arrivo di questa proprietà. Nel 2019 aveva parlato di “potenzialità superiore perlomeno a quella di metà delle società di Serie A”. Aveva ragione. 

“Mi davano del pirla, eravamo in Serie D, invece c’era qualcosa. Ma quando parlo nessuno mi prende sul serio!” (ride, ndr)

Quando vede la squadra vincere, sente anche un po’ di merito per aver portato qui gli indonesiani?

“Ma no, il merito è tutto della proprietà, io però sono orgoglioso di aver fatto una buona scelta lasciando in buone mani una squadra che mi è rimasta nel cuore”.

Persino negli Stati Uniti percepisce l’aumento di interesse sul Como?

“Sicuramente. La città è strapiena di americani. La squadra sta diventando molto conosciuta anche grazie a Henry, che da opinionista è molto seguito ed essendo azionista parla spesso della squadra. Poi il gioco, Nico Paz è la stella del futuro. Il Como si sta davvero trasformando in una ‘via Montenapoleone’ calcistica. Oggi se a Miami racconto di essere stato il proprietario del Como, mi dicono ‘bravo’”.

Mirwan Suwarso
Mirwan Suwarso

Suwarso però di recente ha rivelato che all’inizio aveva in mente semplicemente di produrre dei documentari. Quindi immaginiamo che non fosse il compratore che sbandiera sogni di Champions League.

“È così. Avevano fatto una specie di reality. Sicuramente la squadra volevano farla salire, magari si sarebbero fermati in B che comunque potrebbe essere un po’ la dimensione di Como. Poi si sono appassionati e hanno fatto investimenti enormi che potranno recuperare solo vendendo la società a un certo punto. Forse l’hanno fatto anche per prestigio familiare: avere una squadra in Champions League ti dà una visibilità che non hai se resti semplicemente l’uomo più ricco di Indonesia”.

Anche lei è entrato nel calcio quasi per caso e si è appassionato. I grandi imprenditori italiani invece stanno lontani. E se ci provano, non sembrano più disposti a investire capitali propri per passione, per emozioni, per il sogno di vincere. Come se lo spiega?

“I soldi necessari in una dimensione internazionale non sono più disponibili nell’economia italiana. Per competere col Real Madrid e gli sceicchi devi mettere 500 milioni: chi ce li ha? E poi il calcio di alto livello non è più una passione, ma un lavoro. Serve grande competenza, altrimenti si fa la fine del mio povero Milan. Ma anche a Como, senza Fabregas probabilmente non sareste a questo punto”.

Secondo lei a livello di risultati il Como ha raggiunto il suo picco o dobbiamo aspettarci ancora sorprese?

“E’ sicuramente il picco, perché è una realtà piccolina. I vari fattori non consentono una crescita tipo Real Madrid. A meno che…”

A meno che?

“A meno che si riesca a far diventare il Como davvero internazionale. Per esempio rendendolo la regina delle provinciali nel mondo, la squadra tifata da tutti gli abitanti di piccole città senza una squadra, in Asia, in Africa, Stati Uniti eccetera. Allora acquisisci un numero di tifosi globale e puoi raggiungere una dimensione diversa. Ma servirebbero 20/30/40 anni. Un po’ come oggi in America nelle finali NBA: c’è New York contro la piccola San Antonio e tutti quelli che abitano nelle piccole città tifano San Antonio. Comunque per riuscirci serve anche avere uno stadio che sia una chicca”.

“Il Como diventi la regina delle provinciali nel mondo, la squadra di tutti quelli che vivono in una piccola città: solo così potrà arrivare sui livelli del Real Madrid. Ma serve tanto tempo. E anche uno stadio all’altezza, altrimenti dopo gli Hartono si tornerà giù. Ma finché non lo vedo non ci credo”. Massimo Nicastro

Se il Como venisse a giocare una partita di campionato a Miami, sarebbe contento o le sembrerebbe strano? 

“Favorevolissimo!”.

Parlava di stadio. Tempo fa lei aveva fatto un appello alla città: assecondate la società, fate squadra, perché è un treno che passa una volta sola. Dall’esterno crede che questo stia accadendo?

“Non lo so. Con Mirwan non parliamo di questo quando ci sentiamo. Di sicuro il problema degli stadi è serio e spero qualcuno risolva. Qui i ragazzi guardano la Premier, non la Serie A. Perché? Stadi pieni, belli, la gente fa il pacchetto vacanze e va a vedersi la partita a Londra o a Liverpool. A Como serve un impianto all’altezza della città, altrimenti quando gli Hartono non ci saranno più, si tornerà in basso. Per fare un esempio, lì non potrete mai avere un enorme attico fronte mare: dovrete per forza fare un bilocale, ma deve essere uno di quei bilocali in cui uno entra e dice ‘ah, piccolo, ma che bello!’. Comunque ci crederò solo quando lo vedrò: avete fatto prima ad arrivare in Champions League… Andava fatto molto tempo fa, già quando c’ero io avrebbero dovuto darci i permessi. Ma stiamo parlando dell’Italia…”

Perlomeno stiamo riuscendo ad adeguare il Sinigaglia alla Champions. Mica male.

“Sicuramente. Anche perché quando c’ero lì io eravamo proprio a zero”.

La aspettiamo presto, allora. 

“Speriamo! Altrimenti ci vedremo alla finale di Champions…” (ride, ndr)

Redazione

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4 Commenti
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Commento da Facebook
2 mesi fa

Sempre sia lodato

Commento da Facebook
2 mesi fa

Ma di chi sarà stata l’ idea ed il progetto imprenditoriale con il coinvolgimento del territorio e del turismo???

Commento da Facebook
2 mesi fa

A quest’uomo va solo detto grazie

Commento da Facebook
2 mesi fa

x me ha meriti xche’ li conosceva e da li parti’ tutto

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