Fino a qualche tempo fa potevamo sostenere la tesi secondo cui gli allenatori italiani fossero i migliori al mondo. Quando Conte primeggiava in Premier, Ancelotti vinceva la Champions col Real e Allegri magari arrivava in finale con la Juventus. Ora anche in questo bisogna ammettere un calo. Quasi tutti i nostri “santoni” sembrano un po’ appannati, Inzaghi e Mancini sono finiti in medio oriente, De Zerbi spera di salvare il Tottenham, la Serie A la vince il quasi esordiente Chivu e Ancelotti e Montella proveranno a tenere alto l’amor patrio al Mondiale.
Lo scettro del comando – non è una novità – sembra ormai in mano alla Spagna. Per la prima volta nella storia della Champions/Coppa Campioni, due tecnici sudditi di Filippo VI si giocheranno la finalissima. Luis Enrique sta facendo cose incredibili al Paris Saint-Germain, un lavoro eccezionale di potenziamento e mentalità vincente che si è visto anche ieri, nella temutissima tana del Bayern. Tra l’allenatore asturiano e la seconda coppa dalle grandi orecchie di fila c’è un connazionale, Mikel Arteta, basco che sta facendo le fortune dell’Arsenal. Stile di gioco un pochino diverso, meno spettacolare, Arteta sta riuscendo a lottare sia per la Premier League che per la Champions e spera di non rimanere col cerino in mano.
Spagnoli che stanno facendo benissimo fuori dalla Spagna, un po’ come l’apprezzatissimo Fabregas. C’è anche Unai Emery, che spera stasera di tornare in finale di Europa League per la 1.859esima volta. E poi Xabi Alonso, un po’ bruciato al Real ma bravissimo a Leverkusen, De la Fuente CT vincente (fa anche rima), Andoni Iraola artefice di un grande Bournemouth. E ci sarebbe anche un certo Pep Guardiola, sempre sulla cresta dell’onda. Evidentemente hanno qualcosa in più anche in panchina: sarà che l’aria del Mediterraneo è più salutare a ovest…
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