Interessanti dichiarazioni da parte del presidente dell’AIC, Umberto Calcagno, intervistato dalla Gazzetta dello Sport. In un momento complesso per il calcio italiano diventa rilevante il parere di chi rappresenta i calciatori, anche se, come ci ha raccontato tempo fa Beppe Dossena, i problemi di questa associazione sono molteplici.
Si parte dalle dimissioni di Gravina: “Un’assunzione di responsabilità che gli fa onore. Non è stato sollecitato da tutte le parti ad andarsene, l’ha fatto nell’interesse del movimento“.
Calcagno isola poi i problemi del nostro calcio a suo parere: “Il principale è la contrapposizione che si è creata tra calciatori italiani e stranieri. Dobbiamo uscirne. La nostra non è una guerra allo straniero. Dobbiamo trovare un equilibrio. Potremmo premiare in modo significativo i club che fanno giocare più italiani, soprattutto in giovane età“. Volendo essere maliziosi, potremmo anche ipotizzare che all’AIC convenga una Serie A con più italiani, visto che non tutti gli stranieri si iscrivono al sindacato. E poi anche in Serie C ci sono meccanismi del genere, che non hanno prodotto grandi serbatoi di campioncini. Ma andiamo oltre.
Perché l’avvocato e dirigente dice anche cose non banali. Per esempio sulle seconde squadre: “Iniziativa apprezzabile ma non risolutiva, perché il minutaggio degli Under 21 è aumentato ma per il 70% con calciatori stranieri” (QUI le dichiarazioni di Roberts sull’ipotesi di un Como U23 in Serie C). O sul nuovo presidente FIGC: “Al di là del nome, contano i programmi, più che mai. Anche un grande calciatore non potrebbe cambiare tutto da solo“. E ancora sulla riduzione della Serie A a 18 squadre: “In Spagna e Inghilterra, dove giocano i club migliori del mondo, il format è ancora a 20 squadre… E poi bisogna stare attenti a ridurre il numero di partite: rischiamo che l’UEFA e la FIFA sfruttino le finestre vuote per mangiarsi qualche data in più, penalizzando ulteriormente i campionati“. Infine, come sempre servono soldi: “Magari una riforma fiscale favorirebbe gli investimenti sugli italiani. E il settore delle scommesse avrebbe il dovere di foraggiare il nostro movimento“.
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