Il presidente AIC: “Premiamo i club che schierano italiani giovani”

Gli appelli di Calcagno: "Serie A a 18 squadre, occhio! In FIGC contano più i programmi dei nomi. Le squadre B non risolvono il problema. E sulle scommesse..."

Interessanti dichiarazioni da parte del presidente dell’AIC, Umberto Calcagno, intervistato dalla Gazzetta dello Sport. In un momento complesso per il calcio italiano diventa rilevante il parere di chi rappresenta i calciatori, anche se, come ci ha raccontato tempo fa Beppe Dossena, i problemi di questa associazione sono molteplici.

Si parte dalle dimissioni di Gravina: “Un’assunzione di responsabilità che gli fa onore. Non è stato sollecitato da tutte le parti ad andarsene, l’ha fatto nell’interesse del movimento“.

Calcagno isola poi i problemi del nostro calcio a suo parere: “Il principale è la contrapposizione che si è creata tra calciatori italiani e stranieri. Dobbiamo uscirne. La nostra non è una guerra allo straniero. Dobbiamo trovare un equilibrio. Potremmo premiare in modo significativo i club che fanno giocare più italiani, soprattutto in giovane età“. Volendo essere maliziosi, potremmo anche ipotizzare che all’AIC convenga una Serie A con più italiani, visto che non tutti gli stranieri si iscrivono al sindacato. E poi anche in Serie C ci sono meccanismi del genere, che non hanno prodotto grandi serbatoi di campioncini. Ma andiamo oltre.

Perché l’avvocato e dirigente dice anche cose non banali. Per esempio sulle seconde squadre: “Iniziativa apprezzabile ma non risolutiva, perché il minutaggio degli Under 21 è aumentato ma per il 70% con calciatori stranieri” (QUI le dichiarazioni di Roberts sull’ipotesi di un Como U23 in Serie C). O sul nuovo presidente FIGC:Al di là del nome, contano i programmi, più che mai. Anche un grande calciatore non potrebbe cambiare tutto da solo“. E ancora sulla riduzione della Serie A a 18 squadre: “In Spagna e Inghilterra, dove giocano i club migliori del mondo, il format è ancora a 20 squadre… E poi bisogna stare attenti a ridurre il numero di partite: rischiamo che l’UEFA e la FIFA sfruttino le finestre vuote per mangiarsi qualche data in più, penalizzando ulteriormente i campionati“. Infine, come sempre servono soldi: “Magari una riforma fiscale favorirebbe gli investimenti sugli italiani. E il settore delle scommesse avrebbe il dovere di foraggiare il nostro movimento“.

Redazione

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