Neanche nella famiglia più felice o nell’azienda più efficiente tutto funziona. La perfezione non appartiene a questo mondo, men che meno a un Como che sa di dover crescere tantissimo.
Come vi abbiamo raccontato in quest’articolo, c’è un motivo se il gruppo lariano è 1° per gol subiti, 2° per gol fatti e 2° per differenza reti si ritrova momentaneamente fuori dalle prime quattro. In poche parole: squadra inesperta che ha spesso distribuito disomogeneamente i gol fatti. A volte 6, troppo spesso 0. Ora, poi, forse la spia della riserva inizia a lampeggiare: poche energie, fisiche e soprattutto nervose, dopo una stagione sempre a mille. Aggiungiamoci l’astinenza di alcuni elementi (Morata è ancora a 0 reti, Rodriguez non segna da tre mesi, Addai ha finito in anticipo la stagione, Kuhn ormai non lo consideriamo nemmeno più, Diao ne ha fatti un paio ma se n’è mangiati il doppio) ed ecco che vincere le partite diventa più difficile.
IL SEGRETO DELLA PORTA
Ma Fabregas ha un segreto. Quando arriva il momento caldo della stagione, la sua squadra sa sbarrare la propria porta. L’aveva già fatto l’anno scorso, tra aprile e inizio maggio, con Butez che rimase imbattuto per 467 minuti, record “di franchigia” in Serie A. Striscia fondamentale per la conquista del decimo posto. E la cosa si sta ripetendo quest’anno: Parma, Verona, Napoli e Genoa non ci hanno bucato. Aggiungendo i 46′ finali di Sassuolo-Como, siamo già a 406 minuti di imbattibilità. Con possibilità a Cremona di ritoccare verso l’alto il primato di un anno fa.
Ma ciò che conta di più è che, in un momento in cui non si segnano gol a grappoli, la base di partenza biancoblu è una solidità difensiva invidiata da tutta Europa, Arsenal escluso. Alla faccia di chi gli dà del semplice giochista, Fabregas sa bene che per andare in Champions valgono anche gli 1-0…
Seguici su
Aggiungi calciocomo.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.


