DOMENICA SCORSA
“Il discorso alla squadra è stato un momento molto personale. Abbiamo fatto una stagione storica, questi ragazzi sono andati oltre i propri limiti. Mi hanno emozionato tante volte, per il coraggio, la mentalità, la voglia e la qualità che hanno sempre avuto. Sentivo il bisogno di aprirmi con loro e di ringraziarli. A fine partita mi sono isolato un attimo perché volevo stare tranquillo, senza urla o tensioni intorno. L’allenatore vive una solitudine enorme in certi momenti, mi sto abituando. Deve prendere tante decisioni e spesso resta solo con sé stesso. Però quello è stato uno dei momenti più belli della mia carriera nel calcio””.
IL SUO PRIMO GIORNO A COMO
“Non mi aspettavo tutta quella gente, è stato una bella sorpresa. Io venivo qui spesso in vacanza o per matrimoni, ma non conoscevo davvero la realtà del Como. Quel giorno ho capito che qui c’erano passione per il calcio e cuore. Mi sono sentito subito nel posto giusto, perché io sono come loro: passionale. Oggi quella passione si è moltiplicata, la famiglia sta crescendo e vedere questa evoluzione è una delle cose più belle”.
L’ESORDIO IN A: 0-3 CONTRO LA JUVENTUS
“Un bagno di realtà. Eravamo ancora una squadra molto da Serie B. Però quella partita ci ha fatto capire che, se volevamo restare in Serie A, dovevamo alzare il livello. Il presidente lo ha capito subito e abbiamo aggiunto giovani e esperti come Paz, Perrone, Kempf e Fadera, giocatori che ci hanno dato qualità, velocità e aiutato ad alzare il livello. Poi da gennaio abbiamo iniziato a spingere di più. Nico mi ha emozionato tante volte. Come giocatore è cresciuto tantissimo in questi anni. Tra noi c’è un rapporto importante: lui si fida di me e io mi fido di lui”.
I VIP ALLO STADIO
“Significa che la gente si emoziona guardandoci giocare. All’inizio il presidente mi diceva sempre chi fosse presente allo stadio, poi gli ho detto che durante la partita non mi interessa. Io penso solo al campo. Però dopo, se vinciamo, è bello condividere quei momenti anche con persone importanti di altri mondi”.
IL GOL DI BATURINA COL BOLOGNA
“Martin è un giocatore forte, ma veniva da un periodo difficile, forse per colpa mia non aveva avuto tante occasioni. Quel gol ha cambiato qualcosa per lui e anche per noi. Ricordo ancora tutti che entrano in campo a festeggiarlo. È stato un momento bellissimo, ma in questa stagione ce ne sono tanti. Penso anche a quando è venuta la mia famiglia, che per me è fondamentale. L’allenatore non è mai davvero a casa: anche quando c’è, pensa sempre al lavoro, alle soluzioni, ai problemi. Per questo ogni volta che succede qualcosa di bello sento il bisogno di abbracciarli”.
L’INCONTRO COL PAPA
“Una delle giornate più belle della mia vita. Io e mia moglie avevamo provato tante volte ad andare in Vaticano per incontrare il Papa senza riuscirci. Per noi è stato qualcosa di davvero speciale, perché siamo molto credenti”.
L’ESPULSIONE CONTRO IL MILAN
“Ho sbagliato e l’ho detto subito. Non serve che qualcuno me lo faccia notare. Quando sbagli bisogna accettarlo, imparare e andare avanti. Non mi piace questa cultura del massacrare le persone appena fanno un errore”.
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