All’età di 91 anni è morto Osvaldo Bagnoli.
L’ex allenatore è famoso in Italia e forse non solo per lo scudetto vinto con l’Hellas Verona nel 1985, uno dei miracoli sportivi più eccezionali della storia del nostro calcio. Una provinciale che vince il campionato più importante del mondo, battendo la Juventus di Platini e Scirea, il Napoli di Maradona, l’Inter di Altobelli e Rumenigge, il Milan di Baresi e Virdis, il Torino di Serena e Zaccarelli, la Sampdoria dei giovanissimi Vialli e Mancini. Tutte dietro all’armata gialloblu, lanciata in orbita dalle parate di Garella, dai gol di Elkjaer e Galderisi, dalla strenua difesa dell’ex comasco Fontolan e dalla classe di Briegel. Magistralmente allenati da un tecnico che ha fatto qualcosa che mai nessuno nella storia del calcio italiano è più riuscito a fare.
Vorrebbe provarci il Como nei prossimi anni. Magari proprio in onore di Bagnoli, che tra l’altro al Sinigaglia allenò. Nato a Milano e ex centrocampista tra le altre di Verona, Catanzaro e Verbania, iniziò la sua carriera in panchina alla Solbiatese in C. Il presidente Tragni gli affidò la squadra in Serie A a inizio 1976, ma Osvaldo non riuscì a evitare la retrocessione. Confermato l’anno dopo in B, arrivò sesto. In seguito una promozione dalla C2 col Fano lo sbloccò, poi il “mago della Bovisa” portò il Cesena in Serie A prima dell’epopea veronese: dalla B allo scudetto. La stessa cosa che, forse, inizia a pensare di fare anche Cesc Fabregas… Nel frattempo il mondo del calcio saluta Bagnoli.
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