Non solo Gigi Gozzoli. Tra i protagonisti del Como di Pippo Marchioro c’era anche Ezio Cavagnetto, centravanti di quella squadra che ha scritto una pagina importante della storia biancoblu. Dopo la scomparsa dell’allenatore, morto ieri all’età di 90 anni, anche l’ex attaccante ha voluto ricordare ai microfoni de La Provincia la figura di un tecnico rimasto nel cuore dei suoi giocatori.
Cavagnetto ha raccontato il rapporto con Marchioro, nato già prima dell’esperienza sul lago e consolidato durante tre stagioni vissute da protagonista con la maglia del Como.
“Mi aveva seguito alla Pro Vercelli, poi mi portò al Como”
Il centravanti ha ricordato come il tecnico avesse già notato le sue qualità prima dell’approdo sulle rive del Lario. “Mi aveva osservato quando ero alla Pro Vercelli e successivamente ha voluto portarmi al Como. Sono stati tre anni davvero straordinari, un periodo che ricordo con grande piacere.”
Secondo Cavagnetto, una delle principali qualità di Marchioro era la capacità di creare un gruppo unito attraverso una gestione semplice ma efficace. “Era una persona che parlava poco, però aveva una grande capacità nel mettere insieme i giocatori e rendere compatto lo spogliatoio. Era un uomo sincero, diretto e molto corretto.”
Il training autogeno: un’idea innovativa per quei tempi
Tra gli aspetti più particolari della gestione Marchioro c’era anche il lavoro mentale attraverso il training autogeno, una pratica poco comune nel calcio dell’epoca.
“Lo facevamo il mercoledì, perché avevamo la doppia seduta. Dedicarvamo circa mezz’ora alle tecniche di respirazione e personalmente lo trovavo utile. Anche sotto questo aspetto Marchioro era un allenatore avanti rispetto ai tempi.” Un metodo che rappresentava la volontà del tecnico di curare ogni dettaglio, non soltanto l’aspetto tattico e atletico.
Il Como di Marchioro e un sistema di gioco moderno
Cavagnetto ha poi ricordato anche la formazione tipo costruita dall’allenatore, una squadra organizzata secondo un sistema tattico innovativo per il periodo. “Giocavamo con Riva oppure Gozzoli e Mancini sugli esterni, Volpi, Fontolan e Vierchowod in posizione centrale, Lombardi, Pozzato e Centi a centrocampo, mentre davanti c’eravamo io e Nicoletti.”
Un undici schierato con un 3-5-2 che garantiva equilibrio e qualità in entrambe le fasi di gioco.
La gioia della promozione: un ricordo indelebile
Tra le immagini più belle conservate da Cavagnetto c’è quella legata al giorno della promozione, momento culminante di un percorso costruito con lavoro e coesione.
“Ricordo Marchioro felicissimo quel giorno. Era la dimostrazione di quanto tenesse a quel gruppo e di quanto fosse importante per lui il risultato raggiunto insieme ai suoi giocatori.” Un ricordo che si aggiunge alle testimonianze di chi ha vissuto da vicino l’esperienza di un allenatore capace di lasciare un segno profondo nella storia del Como.
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i miei Eroi 1.0 ed il loro condottiero. Cavagnetto immenso gladiatore, un esempio come volesse andare a rete tentando di resistere in ogni modo alle contemporanee trattenute e placcaggi dei disperati e rocciosi Di Somma e Cattaneo in una notturna di Coppa Italia. Ricordi indelebili per un bimbo già tifosissimo del Como, ringrazio e ringrazierò per tutta la vita
Grande squadra ed Indimenticabile Mister…💙
Mi sono allenato insieme ero nella primavera del como
Grande EZIO che begli anni 🙏🙏🙏