Cesc Fabregas si è raccontato in una lunga intervista concessa al podcast “Tutti in piazza”, condotto dal direttore del Corriere dello Sport Ivan Zazzaroni.
L’allenatore del Como ha affrontato diversi aspetti della sua esperienza in panchina, spaziando dalla gestione del gruppo alla propria filosofia di gioco, senza tralasciare alcuni aneddoti legati alla carriera da calciatore.
Le nuove generazioni sono più preparate
Uno dei temi affrontati dal tecnico lariano riguarda il rapporto con i calciatori di oggi e le differenze rispetto alla sua generazione.
“I ragazzi di oggi arrivano al calcio molto più preparati dal punto di vista mentale e sono diventati professionisti sotto tanti aspetti. Hanno strumenti che noi non avevamo: possono contare su palestre personali, nutrizionisti e una quantità enorme di informazioni. Quando giocavo io tutto questo non esisteva.”
Fabregas, però, individua anche un aspetto che lo preoccupa maggiormente nella nuova generazione: la ricerca immediata del successo.
“Quello che mi fa riflettere è il desiderio di ottenere tutto subito e senza attraversare le difficoltà. Se qualcosa non arriva rapidamente, alcuni ragazzi finiscono per pensare di non essere all’altezza o di non avere le capacità necessarie.”
“L’allenatore deve essere anche psicologo”
Proprio per questo, secondo Fabregas, la figura dell’allenatore assume oggi un’importanza ancora maggiore nella gestione dei giovani calciatori.
“L’allenatore deve saper svolgere diversi ruoli: deve essere una figura paterna, un amico e anche uno psicologo. Non si tratta soltanto di spiegare tattica o tecnica, ma di accompagnare i giocatori nella loro crescita.”
Messi o Cristiano Ronaldo? Fabregas sceglie Leo
Non poteva mancare una domanda sui due grandi protagonisti del calcio mondiale degli ultimi vent’anni: Lionel Messi e Cristiano Ronaldo. Se dovesse scegliere quale dei due allenare, Fabregas non ha dubbi.
“Sceglierei Leo, soprattutto perché lo conosco già e saprei come rapportarmi con lui e quali indicazioni dargli nel contesto della squadra. Cristiano, invece, rappresenterebbe una sfida diversa proprio perché non ho mai lavorato con lui.”
Il tecnico del Como ha poi spiegato che con un fuoriclasse come Messi non avrebbe avuto la necessità di intervenire troppo sul piano puramente calcistico.
“Non credo che avrei dovuto spiegargli molto dal punto di vista del gioco. Gli avrei sicuramente parlato, però. Un allenatore non deve necessariamente dare sempre una spiegazione: a volte basta dialogare e lasciare che siano i giocatori a trovare la soluzione.”
Fiducia nei propri giocatori
Fabregas ha collegato questo concetto anche alla propria esperienza attuale sulla panchina del Como, citando Nico Paz e Baturina come esempi di giocatori capaci di trovare autonomamente soluzioni in campo.
“Ci sono giocatori come Nico e Baturina che hanno le qualità per fare proprio questo. A volte le loro intuizioni possono essere persino migliori di quelle che avrei pensato io.”
Il tecnico ha poi ricordato una dinamica ricorrente nel mondo del calcio. “Alla fine si ripete sempre la stessa storia: quando le cose vanno male si dice che l’allenatore non è bravo, mentre quando tutto funziona il merito viene attribuito alla forza dei giocatori. Prima o poi arriveranno anche le critiche nei miei confronti, ne sono consapevole.”
La filosofia prima dei risultati
Per Fabregas, alla base del lavoro di un tecnico deve esserci soprattutto la capacità di trasmettere una precisa idea di calcio. “Credo che molto dipenda dal modo in cui un allenatore riesce a interpretare il calcio e soprattutto a trasferire questa interpretazione alla squadra. È questo che alla fine fa la differenza.”
Mourinho, Conte e Wenger: i suoi maestri
In chiusura, Fabregas ha ricordato gli allenatori che hanno lasciato un segno particolare nel suo percorso professionale. “Mourinho è stato quello che ha maggiormente influenzato il mio modo di pensare e di vedere le cose. Conte mi ha colpito perché aveva lo stesso atteggiamento con tutti e non faceva differenze tra i giocatori. E poi c’è Wenger, naturalmente, che è stato un riferimento fondamentale.”
Tre figure diverse, dunque, ma tutte importanti nella formazione dell’attuale allenatore del Como, che continua a costruire la propria identità in panchina mettendo insieme esperienza, gestione del gruppo e una precisa idea di gioco.
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Poi se hai una proprietà alle spalle che può permetterti tutto quello che vuoi…beh tutto viene più facile ….Complimenti tanta invidia da tifoso rivale.Luca BianchiBNA