Max Ferrigno ha parlato con affetto della sua esperienza a Como, città che ha avuto un impatto profondo sulla sua vita. Arrivato giovanissimo, a soli 14 anni, si è trovato lontano dalla famiglia e ha dovuto cercare un ambiente che lo accogliesse. Quella sicurezza, la trovò nel settore giovanile del club comasco, un luogo che Ferrigno considera “casa“.
E’ lo stesso ex calciatore lariano a parlarne quest’oggi sulle pagine dei colleghi de La Provincia: “A Como sono cresciuto, sono diventato uomo, tra gioie e incertezze“, ha ricordato, descrivendo le routine quotidiane di allenamenti e le parole dei suoi allenatori, che definisce come una vera e propria “scuola di vita”.
Un legame che dura nel tempo
Ferrigno visita Como almeno una volta l’anno, ma non per assistere alle partite. La sua visita è un’opportunità per passeggiare per la città con sua moglie, riscoprendo luoghi significativi come Viale Geno e lo stadio, immergendosi nei profumi e nei ricordi legati al periodo trascorso lì. “Anche se oggi la città è cambiata, l’atmosfera è la stessa“, ha detto con nostalgia, raccontando un legame che non è mai svanito.
Il ritorno a Como dopo la squalifica
Dopo un periodo difficile, con la morte del padre e la squalifica che lo aveva allontanato dai campi, Ferrigno tornò a Como, timoroso di come sarebbe stato accolto. Ma il ritorno fu un momento di grande conforto. “I comaschi non dimenticano. Mi accoglierono con comprensione e sostegno, un gesto che mi ha toccato profondamente“, ha raccontato, ricordando la vicinanza della città nei momenti più bui della sua vita.
Un’emozione speciale al “Sinigaglia“
L’ex calciatore ha parlato dell’emozione di tornare a vedere il Como giocare, con sua moglie, l’anno scorso. Nonostante molti dei giovani tifosi non lo conoscessero, il calore di chi aveva condiviso con lui i momenti più significativi della sua carriera lo ha colpito. “Era bello sentirsi ancora parte di quella comunità“, ha detto, con un sorriso, anche se l’ingresso in curva gli fu impedito per via del biglietto in tribuna.
L’evoluzione del Como
Ferrigno ha ammesso che vedere la trasformazione del Como negli ultimi anni gli ha suscitato una forte impressione. Sebbene apprezzi ciò che è stato realizzato dalla nuova gestione, ha sottolineato un punto che lo ha colpito: “Non ci sono ex giocatori del Como nel club. Questo mi ha sorpreso, perché credo che la presenza di un tramite tra la squadra, i tifosi e la proprietà sia fondamentale“, ha osservato, pensando a figure come Gattuso o Ardito, che potrebbero rappresentare un ponte tra passato e presente.
Como e Udinese: due mondi diversi
A proposito della prossima sfida tra Como e Udinese, Ferrigno ha messo a confronto le due realtà, sottolineando le differenze tra i due club. “Il Como è fortunato a godere di una solida base economica che permette di lavorare serenamente. Ma l’Udinese è un altro livello, è un miracolo come riescono a bilanciare i conti e a fare calcio di alto livello con risorse limitate“, ha detto, riconoscendo la grande capacità gestionale dei friulani.
L’esperienza di marketing e la sua trasformazione
Ferrigno ha raccontato anche la sua seconda vita nel mondo del marketing, un’opportunità che gli fu offerta da Preziosi dopo la squalifica. “Mi fu chiesto cosa volessi fare e io scelsi il marketing. Fu una vera e propria start-up“, ha scherzato. Ferrigno ha imparato e applicato questa esperienza prima all’Udinese, poi nella sua attività di abbigliamento sportivo. Tra le sue invenzioni, ricorda con orgoglio la creazione del Bullo, la mascotte del Como, che divenne un simbolo per i tifosi.
Il dolore e la crescita personale
Nel suo libro, Ferrigno ha affrontato anche temi molto dolorosi, come la perdita di suo fratello, Angelo, e dei suoi genitori. “Ho sempre fatto le cose anche per lui, per ripagarlo di tutto ciò che aveva fatto per me“, ha spiegato, mostrando come il ricordo di suo fratello lo accompagni anche nella sua vita professionale. La sua storia personale si intreccia con la sua carriera calcistica, e Ferrigno ha riflettuto su come la pressione di non tradire la fiducia degli altri lo abbia spesso portato a reagire in modo impulsivo.
Il pugno a Bertolotti e la sua riflessione
Riguardo l’incidente con Bertolotti, Ferrigno non ha cercato giustificazioni. “Ho sbagliato e ho chiesto scusa. Non sono il violento che qualcuno ha cercato di dipingere”, ha dichiarato, ammettendo il suo errore senza alibi. “Sono contento che la gente di Modena si sia ricreduta su di me”, ha aggiunto, sottolineando come l’errore sia stato un episodio isolato che non ha definito la sua vita.
Il ritorno in campo e l’addio al calcio
Ferrigno ha poi parlato del suo ritorno in campo dopo la squalifica, ammettendo che non era più la stessa persona. “Il ritorno è stato bello, ma la stagione non andò come sperato. Capì che la mia vita ormai era altrove“, ha raccontato, spiegando che nel giro di un anno a Perugia decise di dire basta e di lasciare il calcio giocato.
Il calcio oggi e le sue riflessioni
Infine, Ferrigno ha parlato del calcio moderno, ammettendo di non seguirlo molto. “Il calcio mi annoia. Penso che dovrebbero cambiare alcune regole, come eliminare il pareggio“, ha detto, proponendo una modifica che, secondo lui, potrebbe cambiare la filosofia del gioco.
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