Dopo un anno lontano dalle panchine, Giacomo Gattuso è pronto a tornare protagonista. L’ex allenatore del Como 1907 ha firmato il contratto che lo legherà al Renate, nuova tappa di una carriera costruita tra passione, sacrificio e profondi legami con il territorio.
Intervistato dalla redazione de La Provincia, il tecnico classe 1967 ha ripercorso gli ultimi anni, dalla difficile esperienza di Novara fino al rapporto speciale con il Como e alla straordinaria crescita del club sotto la guida di Cesc Fàbregas.
“Renate è il posto giusto per ripartire”
Gattuso non nasconde la voglia di tornare in campo dopo una parentesi complicata. “Non vedevo l’ora di ricominciare. Credo che Renate sia la situazione ideale per me”, ha raccontato l’ex tecnico lariano. Il riferimento è anche alla precedente esperienza al Novara, società alla quale è rimasto profondamente legato dopo oltre vent’anni vissuti tra campo e panchina. “Novara per me è un posto del cuore. Non avrei mai immaginato che potesse finire in quel modo”, ha spiegato.
La delusione di Novara e l’esonero
Gattuso ha poi raccontato le difficoltà vissute nella sua ultima avventura. “Avevo preso la squadra nell’ottobre 2023 quando era ultima in classifica e sembrava destinata alla retrocessione. Siamo riusciti a salvarci ai playout e l’anno successivo eravamo addirittura terzi al termine del girone d’andata”.
Il momento decisivo è arrivato durante il mercato invernale.
“A gennaio sono state fatte alcune cessioni e mi era stato detto che sarebbero arrivati sostituti adeguati. Poi sono arrivati giocatori che non rispecchiavano le necessità tecniche della squadra. Ho chiesto che venisse spiegato tutto alla piazza, ma i rapporti erano ormai compromessi ed è arrivato l’esonero”. Un capitolo chiuso senza rancore. “La società aveva poca esperienza, ha commesso degli errori ma credo fosse in buona fede. È stata comunque una situazione molto dolorosa”.
Il legame con Crippa e la nuova sfida
A Renate Gattuso ritrova Massimo Crippa, oggi dirigente del club brianzolo. Un rapporto nato tanti anni fa, quando i due erano protagonisti alla Canzese. “Crippa era mio compagno di squadra. In quel periodo ero spesso infortunato e la società mi propose di iniziare ad allenare. Accettai, riuscimmo a risalire e conquistammo la promozione in Serie D”.
Un ricordo speciale soprattutto per la mentalità dell’ex centrocampista del Napoli di Maradona. “Arrivava da una realtà incredibile, ma ogni giorno dava il massimo. Era un esempio assoluto. È bello che dopo tanti anni abbia avuto ancora fiducia in me”.
Il sogno di tornare al Sinigaglia
Il rapporto tra Gattuso e il Como è ancora profondissimo. L’allenatore non nasconde il desiderio di un futuro ritorno. “Chi può dirlo? Ora penso soltanto al Renate, ma prima o poi mi piacerebbe tornare. Como per me è una malattia”.
Poi rivela un dettaglio emozionante. “Non sono più tornato al Sinigaglia perché ho paura delle emozioni che potrei provare. Il Como lo seguo sempre in televisione”. Il suo desiderio più grande resta uno: “Mi piacerebbe poter salutare il pubblico una volta. Non ho avuto questa possibilità, è finita tutto troppo velocemente dopo una storia fantastica. Mi immagino un giro di campo per ringraziare tutti”.
Le emozioni più grandi vissute con il Como
Gattuso ha anche stilato il podio dei momenti più significativi della sua esperienza in riva al lago. Al primo posto c’è lo spareggio Novara-Como del 2005. “Allenavo il Novara e sapevo che avrei affrontato il Como. Pensavo: comunque vada sarà una tragedia. Quando i tifosi del Como hanno iniziato a chiamare il mio nome dopo la partita non ho più capito nulla e sono scoppiato a piangere”.
Secondo posto per la vittoria playoff contro la Spal. “Un successo con la fascia da capitano al braccio, il completamento di un percorso iniziato dal settore giovanile”. Terza emozione la promozione in Serie B da allenatore. “Gli stadi erano vuoti, ma sentivo la città aspettare quel momento. Era una sensazione incredibile”.
“Il Como ha bruciato le tappe”
Gattuso racconta poi la sua visione sulla crescita del club lariano. “Posso dire che me lo aspettavo? Avevo capito il potenziale della società, anche se non immediatamente”. Secondo l’ex allenatore, il vero salto è arrivato durante la seconda stagione in Serie B. “Fino alla promozione e alla salvezza successiva si viaggiava ancora nella normalità, con obiettivi importanti ma equilibrati. Poi qualcosa è cambiato: ho visto una società premere sull’acceleratore”. L’arrivo di giocatori importanti e una struttura sempre più organizzata hanno rappresentato il cambio di passo.
“Fàbregas è un allenatore speciale”
Gattuso ricorda anche il suo primo impatto con Cesc Fàbregas. “Quando è arrivato ho guardato subito tanti suoi video per capire come utilizzarlo. Giocavo da tempo con il 4-4-2, ma per lui sarei passato a un centrocampo a tre”. A colpirlo soprattutto l’atteggiamento. “La cosa che mi ha impressionato è stata la sua umiltà. Poi abbiamo visto tutti quanto sia ambizioso, ma nel gruppo aveva un modo di porsi da grande campione”.
Sul tecnico spagnolo il giudizio è netto. “È un allenatore speciale, forse uno dei migliori. Il suo valore è essere completo: è forte tatticamente, ma anche nella gestione mentale dei giocatori. Sa entrare nella loro testa”.
“Nessuno in Italia fa calcio come il Como”
Per Gattuso il progetto Como rappresenta qualcosa di unico nel panorama italiano. “Credo che nessuno faccia calcio come loro. La differenza è nella struttura: tutti lavorano nella stessa direzione, non ci sono divisioni interne o interessi contrapposti”. Un modello basato su una precisa gerarchia decisionale. “C’è una linea chiara, l’allenatore prende decisioni condivise con il club e tutti remano dalla stessa parte”.
“Il Como non ha limiti”
Guardando al futuro, Gattuso non pone limiti alla squadra di Fàbregas. “Secondo me non c’è nessun traguardo precluso. Lo dico davvero”. Un elogio anche per Luca Ludi, direttore sportivo del club. “È una persona straordinaria, con una grande testa. È perfetto per questa società e rappresenta un valore aggiunto”.
Nessun rimpianto, solo un saluto mancato
Nonostante la crescita del Como dopo il suo addio, Gattuso non parla di rimpianti. “Non si può fare un ragionamento del tipo uno più uno. Non so cosa sarebbe successo se fossi rimasto, nel calcio le cose cambiano rapidamente”.
L’unico vero rammarico resta quello umano. “Il dispiacere più grande è non aver potuto salutare i tifosi. Quello sì, mi è mancato”.
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