La sensazione è stata chiara fin dal fischio d’inizio: ieri all’Inter andava bene il pareggio.
Altre squadre avrebbero accettato volentieri la prospettiva di portare a casa un punto coi campioni d’Italia in pectore, trascinando la partita fino al 90′ sullo 0-0 o al massimo su un “finto” 1-1. Il Como stesso ha fatto così nell’andata di Coppa Italia, quando l’Inter aveva più o meno il medesimo atteggiamento e Fabregas ha sì provato a segnare ma senza strapparsi le vesti.
IERI NO.
Ieri il Como, trovatosi di fronte un avversario passivo e attendista, ha provato a sbranarlo. Soprattutto tra il 30′ e il 45′, sommergendo l’Inter di tiri e segnando due volte. Tra l’altro con azioni spettacolari, maleducate, insolenti. Alla faccia del proverbio “non svegliare il can che dorme” (che tra l’altro esiste anche in spagnolo, ci siamo informati). I ragazzi in biancoblu stavolta hanno provato a fare il colpaccio. Male che vada, che vuoi che succeda? Il cane mi strapperà i vestiti. Ma intanto io imparerò a correre ancora più forte. E la prossima volta che lo sveglierò, forse non mi raggiungerà.
E’ andata male. L’Inter, trovatasi sotto di due reti, si è scossa dal sonno. Si è dimenticata di quanto potesse essergli utile un pareggio e ha deciso di vincere. Quattro gol in mezz’ora e buonanotte. Il Como evidentemente non è ancora abbastanza “veloce” per scampare al “cane” più aggressivo della Serie A. Una cosa simile era già successa in Como-Milan di gennaio: vantaggio iniziale, rete subita a fine primo tempo e poi il crollo nella ripresa. Stavolta però la reazione è stata migliore. E Fabregas può fare propria la frase di Fra Cristoforo, che disse a Don Rodrigo: “Verrà un giorno…” Ecco, verrà un giorno… Magari quando la qualità media della squadra sarà cresciuta. O magari tra dieci giorni.
Ci resta solo un dubbio. Forse negli ultimi due scontri con gli interisti sarebbe stato meglio invertire le strategie: spregiudicati in Coppa Italia, più prudenti in campionato. Così ieri avremmo magari portato a casa un punto utile, mentre in Coppa aveva più senso il “o la va o la spacca” al Sinigaglia, per prendersi un vantaggio in vista del ritorno a San Siro. Ma evidentemente per lo staff tecnico 40 giorni fa la squadra non avrebbe potuto reggere una partita simile.
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