Ne parliamo oggi, ma in realtà dovremmo parlarne tutti i giorni, anche quando le trasferte vengono vietate ad altre squadre. Perché la questione non è legata a una o a un’altra tifoseria, ma ad una tendenza generale che le istituzioni stanno cavalcando.
Cremonese-Como, ultima giornata di campionato, partita che potrebbe regalare ai sostenitori lariani un momento che attendono da sempre – la qualificazione in Champions – sarà vietata ai residenti in provincia di Como. Il ricorso al Tar presentato dal Club Como Passione Azzurra è stato respinto. Vince la linea della Prefettura, che non se l’è sentita di rischiare problemi vista la rivalità tra le due squadre e il rischio di festeggiamenti comaschi e contemporanee contestazioni cremonesi per un’eventuale retrocessione. Avete mai sentito che l’importanza di una partita per la classifica diventi una discriminante per capire se vietare o meno una trasferta? Il dovere delle istituzioni sarebbe quello di gestire gli eventi, ma se si può tagliare la testa al toro, perché prendersi la patata bollente? Eh già.
Così ecco che le stesse persone che due anni fa affollarono il settore ospiti dello Zini senza creare problemi, domenica non potranno farlo. Anzi forse sì: dipende dal comune di residenza. Pusiano no, Cesana Brianza sì. Cabiate no, Meda sì. Turate no, Gerenzano sì. Una limitazione della libertà personale immotivata che il Tribunale ha preferito lasciare intatta, causando chiaramente un danno sportivo al Como che sarà privo dei suoi tanti tifosi.
Ma la verità è che da tutto l’anno il campionato viene falsato da queste decisioni: qualcuno può andare sempre in trasferta, qualcuno no. Incidenti causati da qualche decina di persone che diventano pretesto per buttarne fuori migliaia innocenti dagli stadi. Il prodotto-calcio viene danneggiato (in tv i settori ospiti vuoti si vedono eccome) e soprattutto probi cittadini vengono emarginati come se fossero tutti criminali. Persino il Consiglio d’Europa si è espresso chiaramente in merito. Ma non importa nulla a nessuno.
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