“È sempre stato diverso dagli altri”. Nelle parole di Andrea Biffi c’è tutta l’emozione di chi ha visto crescere un talento speciale. L’allenatore è stato il primo tecnico di Mattia Liberali nel settore giovanile del Milan, accompagnandolo per tre stagioni e mantenendo con lui un rapporto che non si è mai interrotto. Oggi che il giovane fantasista veste la maglia del Como, Biffi ha raccontato ai colleghi de La Provincia il lato meno conosciuto del giocatore, spiegando il percorso che lo ha portato fino al calcio dei grandi.
“Mattia aveva qualcosa di particolare rispetto agli altri. Non era soltanto una questione tecnica: aveva una mentalità diversa, una voglia continua di migliorare”, ha raccontato.
La scelta del Milan e quel provino decisivo
La storia di Liberali con il calcio professionistico inizia quando è ancora un bambino. A sei anni entra nel settore giovanile rossonero dopo aver attirato l’interesse anche dell’Inter. “Lo seguivano diverse società, ma riuscimmo ad anticipare tutti e portarlo al Milan. Arrivava dal Muggiò e bastò un solo provino per capire le sue qualità. Dopo meno di una stagione era già aggregato con i ragazzi del 2006”, ha ricordato Biffi.
A colpire gli allenatori furono soprattutto personalità e tecnica. “Dopo i primi allenamenti non riuscivo nemmeno a capire se fosse destro o mancino. Aveva una qualità incredibile”, ha aggiunto. Fondamentale anche il ruolo della famiglia. “I suoi genitori sono stati straordinari. Non gli hanno mai messo pressione e lo hanno sempre accompagnato, soprattutto nei momenti più difficili”, ha spiegato.
La passione per il pallone oltre gli allenamenti
Il talento, però, non è stato l’unico elemento a rendere speciale Liberali. Secondo Biffi, il vero segreto del ragazzo è sempre stata una passione totale per il calcio. “Dopo gli allenamenti tornava a casa e chiedeva al papà di fermarsi nel garage per continuare a provare dribbling e movimenti. I genitori spesso mi mandavano anche i suoi video”, ha raccontato.
Una fame di crescita evidente anche nel rapporto con gli allenatori. “Faceva sempre domande. Voleva capire cosa poteva migliorare e in quale modo farlo. Aveva una curiosità superiore rispetto ai suoi coetanei”, ha spiegato. Una caratteristica che, anni dopo, continua a mostrare anche con Cesc Fàbregas, tecnico del Como che più volte ha sottolineato la sua voglia di imparare.
Il bambino che studiava Ronaldo e Zidane
Liberali ha sempre avuto una grande capacità di sorprendere. Biffi ricorda alcuni episodi rimasti impressi. “Una volta saltò un avversario con una bicicletta e il pallone fece una traiettoria incredibile. Ci fu quasi una standing ovation”, ha raccontato. L’allenatore rossonero lo stimolava facendogli osservare i grandi campioni.
“Gli facevo vedere i video di Ronaldo, Ronaldinho e Zidane. Poi lui provava a riprodurre quelle giocate in partita. Amava il dribbling, era qualcosa di cui aveva bisogno”, ha spiegato. La sua esaltazione arrivava soprattutto contro avversari di livello. “Più erano forti gli altri, più lui cresceva. Una volta contro l’Ajax decise praticamente da solo la partita e segnò tre gol”, ha ricordato Biffi.
Le difficoltà e la forza di non arrendersi
Il percorso di Liberali non è stato però sempre semplice. Nonostante le qualità tecniche, il fisico inizialmente rappresentava un limite. “Era piccolo e molto leggero. Per diversi anni ha trovato poco spazio perché alcuni allenatori preferivano giocatori più strutturati fisicamente”, ha raccontato.
Il giovane talento, però, non ha mai smesso di lavorare. “Ha sempre dovuto dimostrare qualcosa in più degli altri. Nessuno gli ha mai regalato nulla”, ha sottolineato Biffi.
Dal Milan al Como, la scelta giusta
Il debutto in Serie A con il Milan è arrivato il 15 dicembre 2024, ma il rapporto con il club rossonero non è proseguito come sperato. “Ha avuto coraggio. Lasciare quella che era stata la sua casa, soprattutto una società come il Milan, non era semplice. Ma lui ha scelto di mettersi in gioco”, ha spiegato.
Dopo una stagione importante a Catanzaro, è arrivata la chiamata del Como, una destinazione considerata ideale per la sua crescita. “È il posto perfetto per lui. Ha trovato un allenatore che crede nelle sue caratteristiche e una società che vuole valorizzarlo. L’ho sentito recentemente: è felice ed è consapevole della grande opportunità che ha davanti”, ha raccontato.
Il sogno della maglia azzurra N°10
Il consiglio di Biffi è semplice: continuare ad avere coraggio.“Non deve mai smettere di osare. Le sue qualità sono il suo punto di forza e deve continuare a esprimerle”, ha detto. Poi l’augurio più grande. “Mi piacerebbe vederlo diventare il prossimo numero 10 della Nazionale. Sarebbe un esempio per tanti giovani fantasisti che ancora oggi rischiano di essere sacrificati per la ricerca della sola fisicità”, ha concluso.
Il “diamante grezzo” di cui parla Fàbregas ha trovato a Como l’ambiente ideale per brillare. Ora il futuro è tutto nelle sue mani.
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