Il pareggio di Udine ĆØ stato preso dalla piazza per ciò che ĆØ: un pareggio fuori casa. Non il risultato migliore possibile, ma neanche un cataclisma. LunedƬ il Como si ĆØ confermato affidabile difensivamente, non cedendo alle sortite bianconere, ma nell’altra metĆ campo ĆØ mancato qualcosa. Da Douvikas ai terzini, da un Diao spentosi col passare dei minuti al quadrilatero Paz-Caqueret-Perrone-Da Cunha, nessuno ha offerto la miglior versione di sĆ©.
In questi giorni a Mozzate si ĆØ analizzato tutto per filo e per segno. Obiettivo: capire le cause di questo passaggio a vuoto, nel mezzo di una stagione strepitosa. Nel postpartita si sono citate alcune possibili ragioni: i tanti giocatori andati in nazionale (forse schierare Van der Brempt e Moreno anzichĆ© Smolcic e Valle sarebbe stato meglio, ma col senno di poi…), il primo caldo, un avversario fisico e difficile da battere quando in giornata. E comunque bisogna considerare che, pur con tutte le difficoltĆ del caso, il Como ha avuto l’occasione per vincerla.
Messo cosƬ, sembrerebbe un banale incidente di percorso. E’ però pure vero che, come detto da Fabregas, a scarseggiare ĆØ stato anche il coraggio. I terzini hanno spinto molto meno del solito, sin dal 1′. Perrone ha spesso esitato a verticalizzare, anche quando ha avuto spazio. Il gol mangiato da Vojvoda ĆØ colpa della stanchezza? Liquidare tutto a una questione di energie sarebbe riduttivo. Siamo ad aprile, nel momento decisivo del campionato: la pressione potrebbe aver tolto spensieratezza alla squadra? Se sƬ, ĆØ possibile eliminare queste scorie da qui a domenica o bisognerĆ conviverci il meglio possibile fino a fine maggio? In questi giorni lo staff tecnico avrĆ certamente scavato nella testa dei giocatori per capire come muoversi per ottenere il massimo dalle ultime sette partite.
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