Mario Camagni di Esport Como ha intercettato Davide Van de Sfroos, celebre cantante locale, facendolo esprimere sul Como e sul legame tra la tifoseria e la musica laghée. L’ha fatto a Ossuccio, nella festa del fan club Zoca de l’Oli. Van de Sfroos ha parlato così: “Una festa che io non so in quanti potevano aspettarsi, perché va bene a essere ottimisti e tifosi, però quarti in classifica, in Champions… Ora tutte le esaltazioni e i timori: ‘Ma adesso andremo in Champions, chissà cosa succederà…” Intanto godiamoci il momento, perché anche il Como con la mentalità vincente di Fabregas non poteva certo tirarsi indietro nell’ultima partita. E oggi è festa. Poi alla base di tutto questo c’è la canzone”.
PULENTA E GALENA FREGIA, LO STRANO INNO
“E’ successa una cosa stranissima. La canzone è stata presa già dopo la sua uscita nel 1999 dai ragazzi del Como che han cominciato a cantarla, quindi non era un inno scritto per una squadra. L’unica parola che veniva sostituita era “cun’t la sciarpa del Comm” invece che “cun’t el büceer del vènn”. Poi al mio concerto a Cernobbio arriva questa delegazione dei dirigenti del Como che chiedevano come poter fare per lavorare ancora di più sulla comunicazione e trasformare questa canzone – che loro si sono resi conto essere importante per i tifosi – in una versione stadium, un po’ più pompata. Siamo andati in studio, alcuni ultras sono venuti a fare i cori, abbiamo fortificato l’arrangiamento e l’abbiamo reso molto festoso e combattivo. A quel punto il Como finalmente arriva in Serie A e io, essendo il genitore della canzone, mi chiedevo se avrebbe portato bene oppure no. Fino ad adesso… Quando c’è quella versione mi sembra quasi non sia più mia ma del Como. E fa venire i brividi. E’ come se in ogni partita, anche in trasferte lontane, una parte di te sia lì a sostenere. Devo dire grazie a tutti i tifosi del Como che si sono innamorati di questa canzone”.
IL SUO RAPPORTO CON LO STADIO
“Io ho molta tensione e rarissimamente dentro allo stadio per problemi miei, però seguo il Como, soffro, cambio anche tre bar in una partita, prendo il tablet e lo avvolgo con dei cuscini perché lo devo lanciare, sono molto ansioso e irrequieto quando guardo una partita perché non sono abituato. L‘anno scorso c’è stata l’opportunità di cantare al Sinigaglia nell’ultima partita con l’Inter: ero molto nervoso, è diverso rispetto a un normale concerto. Però questo Como mi ha fatto veramente vedere delle cose incredibili. Non sono un buon esempio, non riesco a stare in mezzo alla gente sul seggiolino, dopo un po’ ho i miei attacchi. Però sto parlando con un amico in dirigenza per acquistare l’abbonamento, così ho un incentivo e se non lo uso io lo presto a uno dei miei figli. Mia figlia non si fa problemi, anzi, con tutti quei ragazzi che girano è contenta…”
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