L’esibizione di Van de Sfroos: un baluardo della nostra identità

Davide Van de Sfroos l’aveva detto: “Canterò al Sinigaglia”. E l’occasione giusta è arrivata venerdì scorso, nel galà conclusivo del campionato, contro l’Inter campione d’Italia – fino a quel giorno – e finalista di Champions. A qualche giorno di distanza, è bello ripensarci.

In un calcio sempre più globalizzato, in uno stadio ogni giorno più pieno di turisti, davanti a una rosa e a uno staff tecnico in gran parte stranieri, sentir cantare la musica della nostra terra nel nostro dialetto è stato unico. Aver cantato Pulenta e galena fregia prima di Como-Inter collega la “nuova onda” di tifosi alle nostre radici. Forse il dialetto non sarà mai imparato dalla gran parte dei ragazzi, ma finché canteranno almeno una canzone a memoria, non sarà perso del tutto. Ed è bello che la società, in un momento così felice per il club e nonostante una certa distanza con la nostra cultura, ci abbia tenuto a portare Davide al Sinigaglia. Del resto prima degli arrivo degli Hartono e di George Clooney, cos’era Como? Una bella città famosa per il suo lago, per la sua vicinanza alla Svizzera, per Alessandro Volta, per una squadra di calcio dal passato glorioso e per Van de Sfroos. Perdere questo tipo di identità sarebbe delittuoso.

 

Redazione

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