“Ratificata all’unanimità anche la delibera della Giunta Nazionale odierna, relativa al Commissariamento della Federazione Italiana Giuoco Calcio e alla nomina di Giovanni Malagò a Commissario Straordinario, affinché entro e non oltre il 31 gennaio 2027, celebri l’Assemblea Straordinaria Elettiva, preordinata al ripristino delle cariche federali in un contesto di piena legalità e osservanza delle norme federali. Il Commissario Straordinario dovrà, altresì, vigilare sul regolare funzionamento dell’apparato federale”.
Si chiude con questa nota del CONI, e in maniera piuttosto comica, la querelle sulla presunta incandidabilità di Giovanni Malagò a presidente FIGC in quanto non tesserato dalla stessa federazione. Un pretesto per combattere la solita battaglia di potere, con la politica spettatrice interessata.
Battaglia risolta all’italiana
Il presidente Malagò decade e viene sostituito dal commissario Malagò, in attesa di votare il nuovo presidente Malagò. Sembra un pezzo di Lercio, o una roba tipo gioco delle tre carte. In realtà è il classico, comodo giorno della marmotta gattopardesco in cui vincono tutti.
Il CONI voleva il commissariamento e l’ha ottenuto, evitando tra l’altro qualsiasi spaccatura interna. Malagò voleva restare al suo posto e ci è riuscito: dovrà tesserarsi e indire nuove elezioni, che probabilmente lo premieranno ancora. Se così sarà, la politica del pallone avrà trame ancora più intrecciate: Malagò deve al CONI la sua riconferma, il CONI deve a Malagò la propria vittoria d’immagine perché il dirigente avrebbe anche potuto boicottare la votazione. Favori e contro-favori.
Intanto non si vede neanche l’ombra delle già molto prudenti riforme promesse in campagna elettorale.
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