Il giorno e la notte. Il Sahara e l’Antartide. Il macellaio e il vegano. Paragonare il Como di oggi al Como anni ’90 fa un po’ quell’effetto lì: due cose troppo diverse per appartenere allo stesso universo.
In quel decennio che andò più o meno dall’abbattimento del muro di Berlino all’attentato delle Torri Gemelle, al Sinigaglia non si vide mai il grande calcio. Tanta, tantissima Serie C e un solo anno di B, con la fase calante di Gattei e il ritorno di Beretta che non restituirono al club i fasti degli anni ’80. L’unica grande gioia nel 1994, quel playoff vinto contro la SPAL – tra l’altro proprio a Verona, dove andremo domenica – che ci regalò la promozione in cadetteria.
Gioia effimera, perché la retrocessione fu immediata. Penultimo posto in classifica con Tardelli in panchina e una squadra mai entrata davvero a regime (qualche nome: Franzone, Galia, Gattuso, Ferrigno, Manzo, il futuro milanista Sala, Catelli…)
Il punto più basso di quel campionato? Esattamente 31 anni or sono, il 7 maggio 1995, a Perugia. 0-0 a fine primo tempo, 0-6 al triplice fischio, con gli umbri che nel finale eviteranno di infierire su undici biancoblu totalmente inermi. Episodio chiave al 50′: fallo di mano di Boscolo, rigore ed espulsione. Da lì il buio. Giornata di festa per il terzino Rocco, autore di un’insolita doppietta, e per il futuro allenatore Cornacchini che addirittura ne fece quattro. Mister Tardelli evitò persino di andare nello spogliatoio dopo la partita. A cinque giornate dalla fine il Como conservava ancora qualche speranza di salvezza, infrantasi già la settimana successiva quando al Sinigaglia la Salernitana banchettò 4-1, rendendo evidente lo scollamento all’interno dello spogliatoio.
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