Quando si pensa al Como degli anni ’80, quello capace di rimanere per cinque anni di fila nel campionato di livello più alto al mondo insieme a Platini, Maradona, Rumenigge e Van Basten, ecco.. Quando si pensa a quel mitico Como, una delle primissime persone che viene in mente non è né un giocatore, né un allenatore, né un presidente. Mino Favini è stato l’architetto di quel meraviglioso progetto in grado di portare in prima squadra una fiumana di ragazzi del settore giovanile. Zambrotta, Vierchowod, Fusi, Borgonovo, Galia, Invernizzi, Centi, Tardelli, Scanziani e certamente dimentichiamo qualcuno.
Favini se n’è andato esattamente sette anni fa, il 23 aprile del 2026, a 83 anni. Brianzolo, da giocatore Fermo (questo era il suo nome all’anagrafe) giocò in A e soprattutto in B, anche col Como. Ma da dirigente ha fatto la storia del calcio italiano. Con particolare attenzione ai ragazzi. Ogni giocatore da lui formato non perde occasione di ricordarlo nelle interviste. Aveva occhio, Mino. Per le caratteristiche tecniche, ma anche per quelle umane. Era un uomo di valori. E insieme a Massola, Rustignoli e tanti altri rese grande una squadra che grande non era.
Fece poi lo stesso all’Atalanta, dove con un bacino territoriale più ampio ha dato vita a uno dei vivai migliori d’Italia e d’Europa. L’innato talento di scoprire e formare talenti: questo era Mino Favini.
Seguici su
Aggiungi calciocomo.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.

