Massimo Mascetti, noto per il suo legame profondo con il Como, ha raccontato a La Provincia la sua lunga carriera nel club. La sua famiglia è da decenni legata alla squadra: “Mio zio Riccardo e mio cugino Paolo sono stati per molti anni i medici del Como. Io sono stato lì dal 1991 al 2012, con ben 65 anni di storia Mascetti nel club“, racconta Mascetti. La passione per il Como nasce fin da giovane, quando suo zio lo portò a vedere le partite: “Nel 1969, avevo 10 anni, e da lì è cominciato tutto“.
Trasferte memorabili e tifoseria
Mascetti ha vissuto molte trasferte indimenticabili, spesso insieme a tutta la sua famiglia. Ricorda con affetto la trasferta a Verona nel 1975, quando un grave infortunio a un tifoso scatenò il caos: “Fu un’esperienza da non dimenticare. Poi ci fu quella partita a Roma nel 1983, quando, a causa di un errore dell’autista, ci ritrovammo a percorrere l’autostrada verso sud, tra le auto dei tifosi del Catania“. Mascetti racconta anche della famosa fotografia di Cavagnetto a Brescia, dove fu immortalato tra i tifosi esultanti, “con le bacchette in mano“, come un giovane appassionato del Como.
Ingresso nel Como
Il suo ingresso ufficiale nel club risale ai primi anni ’90, quando fu invitato a una cena a Villa d’Este, dove incontrò importanti figure come Marotta e Carnevali. Fu proprio Marotta a proporgli di lavorare per il club: “Mi colpì molto, iniziai con il settore giovanile“. La sua esperienza da dirigente accompagnatore lo portò a momenti emozionanti, come la vittoria al Trofeo Maestrelli in Toscana, un trionfo che culminò con una partecipazione alla Domenica Sportiva.
Le promozioni e l’Addetto agli Arbitri
Mascetti ricorda con affetto il suo ruolo di addetto agli arbitri, un compito che ricoprì anche durante le promozioni in Serie A sotto la gestione Preziosi. Ma l’aneddoto che più lo ha segnato fu quello del giorno della promozione in A, durante Como-Empoli: “Mentre tutti festeggiavano, io ero fuori dalla porta dell’arbitro aspettando che finisse la doccia. Non potei festeggiare il mio ruolo in quel trionfo“.
La difficoltà del periodo post-fallimento
A partire dal 2005, dopo il fallimento, Mascetti assunse il ruolo di team manager. Fu un periodo difficile, in cui le trasferte in Serie D erano organizzate con grande sacrificio: “Eravamo sempre in Sardegna, sette trasferte, ritorni a notte fonda. Il tutto con il bilancino“. Le difficoltà quotidiane, però, non scalfirono mai la sua passione per il club.
I ricordi di allenatori e compagni
Mascetti ha vissuto momenti unici con gli allenatori che si sono succeduti al Como. Ricorda con affetto Ramella, un “fenomeno” nel riuscire a calmare la squadra prima delle partite, ma anche momenti di tensione, come con Brevi, che si arrabbiò per un cambio errato, e con De Vecchi, che si infuriò per un errore del dottore Giughello durante una partita. Ma uno degli allenatori più particolari fu Di Chiara: “Era un vero condottiero, sapeva unire il gruppo come nessuno“.
La fine di un’era
Dopo la sua uscita dal Como, Mascetti ha deciso di non tornare più, pur avendo avuto qualche abboccamento: “Mi sostituirono senza una spiegazione, per questioni di amicizie personali. Non era più il mio ambiente“. Nonostante il tempo passato, Mascetti resta un grande tifoso del Como, anche se oggi la squadra è cambiata: “È un altro Como, ma spero che non dimentichino chi ha contribuito a tenerla viva nei momenti difficili“.
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