Giampiero Marini, ex allenatore di Como e Inter, si prepara a assistere alla sfida di domenica al “Sinigaglia“, una partita che per lui rappresenta una sorta di ritorno alle origini. Ai microfoni dei colleghi de La Provincia, Marini racconta la sua esperienza con il Como e le sue aspettative sulla partita. “Sarò allo stadio. Ć difficile spiegare il motivo, ma un mio amico, un politico di Lodi, ĆØ diventato tifoso del Como e mi ha chiesto di accompagnarlo. Ho visto giĆ Como-Genoa e Inter-Como“, confessa Marini.
Il giudizio sul Como e le sue prestazioni recenti
Marini non ĆØ rimasto del tutto impressionato dalle ultime prestazioni del Como. “Nelle due partite contro il Genoa e l’Inter, il Como non mi ha convinto. Ma penso siano state occasioni uniche in cui non ha mostrato il suo vero potenziale. A San Siro, la squadra ĆØ stata un po’ presuntuosa, con diverse imbarcate nei primi minuti“, riflette l’ex allenatore. Tuttavia, Marini riconosce che il Como sta facendo molto bene nelle ultime partite: “Adesso, però, il Como sta giocando benissimo. Ć una squadra che fa paura, e l’allenatore sa come gestirla”.
La sfida tra Como e Inter: un pronostico incerto
Marini non si sbilancia sul pronostico della partita: “Un mese fa avrei detto senza dubbio il Como, perchĆ© lāInter stava soffrendo dopo lāeliminazione dalla Champions. Ho visto Inter-Atalanta e la squadra sembrava irriconoscibile. Se il Como lāavesse incontrata in quel momento, avrebbe avuto più possibilitĆ . Ora però lāInter si ĆØ ripresa, soprattutto grazie al recupero di Lautaro. Però non ĆØ detto. Vediamo cosa succederĆ “, conclude.
Il ritorno al “Sinigaglia“: una nuova realtĆ
Il ritorno di Marini allo stadio del Como dopo tanti anni ĆØ stato emozionante, ma anche sorprendente: “Ć stato un effetto strano. Ora il Como ĆØ completamente cambiato, con una struttura che ĆØ cresciuta enormemente. Ti accolgono in modo impeccabile, con persone gentili e sorridenti. Ai miei tempi la societĆ non era cosƬ ricca, si pensava solo al calcio“, ricorda Marini, con un pizzico di nostalgia per i vecchi tempi.
Le vittorie di Marini: un inizio di carriera fatto di sfide
Nonostante le sue esperienze vincenti con l’Inter, dove ha conquistato una Coppa UEFA, e con il Como, con la Coppa Italia di Serie C, Marini non ama paragonare le due esperienze: “Se consideriamo le vittorie, beh, forse possiamo dire che le esperienze sono diverse. Ho vinto anche con la Cremonese una promozione in Serie B, che fu un mezzo miracolo. La societĆ era in crisi e di fronte avevamo un Livorno che aveva moltissimi tifosi, ma riuscimmo comunque a farcela“, dice con orgoglio.
Lāapproccio alla carriera di allenatore e l’incontro con Beltrami
Marini ricorda come la sua carriera da allenatore sia cominciata quasi per caso: “Mi chiamò Beltrami per il Como dopo tre anni, quando eravamo allāInter. Mi chiese di vedere alcuni giocatori e si fidava delle mie idee calcistiche. Alla fine, accettai“, dice. Nonostante il suo affetto per l’ex allenatore del Como, Scanziani, Marini subentrò nel dicembre del 1996 e vinse la Coppa Italia di Serie C: “Fummo incredibili in quella partita. Dopo aver perso 2-0 a Nocera, vincemmo 4-0 nella gara di ritorno sotto un temporale“.
I soprannomi e lāinfluenza di Brera
Marini, famoso per i suoi soprannomi ai giocatori, rivela che questa abitudine gli ĆØ stata trasmessa dal grande giornalista sportivo Gianni Brera. “Brera mi diede il soprannome di āPinna dāOroā, un nomignolo che oggi ĆØ molto significativo, visto che ĆØ stato associato a grandi campioni come Boninsegna e Riva“, spiega. Marini non si ĆØ limitato a ricevere soprannomi, ma ha anche dato etichette indimenticabili ai suoi compagni: “Ricordo che a Bergomi dissi subito āZioā per via dei suoi baffi, e da lƬ il soprannome ĆØ rimasto“, racconta con un sorriso.
Le esperienze con il calcio giovanile e la crisi del calcio italiano
Marini esprime preoccupazione per la situazione del calcio italiano, in particolare per i settori giovanili. “Il Lecce ha vinto il campionato Primavera con quasi tutti giocatori stranieri. Questo ĆØ un problema. Dovremmo concentrarci sui giovani italiani, trovare soluzioni per farli giocare di più nelle prime squadre“, sottolinea. “Nel settore giovanile, però, ĆØ fondamentale che lāallenamento sia anche un divertimento. Da ragazzo, lāallenamento era sempre un piacere, e io voglio che i giovani provino ancora quella sensazione“, aggiunge Marini.
Lāincredibile passione per il calcio e le memorabilia
Marini chiude il suo racconto con un aneddoto curioso riguardante i memorabilia: “Mi chiamano persino dalla Mongolia per avere maglie e figurine. Ogni oggetto, anche il più insignificante, ĆØ diventato un pezzo da collezionare. Mi ricordo di Altobelli, che scambiava maglie con tutti. Una delle sue maglie più preziose ĆØ quella di Maradona, gialla, probabilmente lāunica volta che il Napoli ha giocato con quella divisa“.
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