L’ex portiere di Como e Genoa Simone Braglia ha ricordato ai microfoni de La Provincia la figura di Osvaldo Bagnoli, storico allenatore scomparso nei giorni scorsi e celebrato ieri a Verona con i funerali.
Un rapporto nato durante le due stagioni vissute insieme in Liguria, tra il 1990 e il 1992, anni rimasti nella storia del club rossoblù grazie al quarto posto in campionato e alla straordinaria avventura europea culminata con la vittoria ad Anfield Road contro il Liverpool.
“Bagnoli è stato una perdita enorme. Ho avuto la fortuna di lavorare con lui e quelle due stagioni al Genoa sono state qualcosa di irripetibile, anni che hanno lasciato un segno profondo nella mia carriera”.
Il primo incontro e la storica lavagnetta
Braglia ricorda ancora il primo approccio con il tecnico veronese, avvenuto durante il ritiro estivo ad Arenzano.
“La prima immagine che ho di lui è quella dell’uomo con la lavagnetta sempre sotto il braccio. La utilizzava per spiegarci movimenti e situazioni di gioco, era il suo modo per trasmettere le idee alla squadra”.
Un allenatore lontano dai riflettori, con un carattere riservato ma estremamente diretto.
“Parlava poco, ma ogni sua parola aveva un peso. Era una persona autentica, innamorata del lavoro. Quando dava una indicazione non c’erano dubbi: bastava ascoltarlo per capire esattamente cosa volesse dalla squadra”.
La difesa del gruppo dopo la sconfitta con la Roma
Tra i ricordi più forti c’è anche un episodio legato a una partita negativa contro la Roma in Coppa Italia, dopo la quale Bagnoli mostrò tutta la sua capacità di proteggere il gruppo. “Quella sera non era arrabbiato con noi giocatori. Rimasi colpito perché in conferenza stampa prese posizione contro chi criticava Bortolazzi, un calciatore che aveva voluto lui. Era il suo modo per difendere la squadra”.
Pochi giorni dopo arrivò il derby contro la Sampdoria, futura campione d’Italia, vinto dal Genoa per 2-1. Da quel momento iniziò la cavalcata verso uno storico quarto posto. “Quella vittoria diede una spinta incredibile. In casa facemmo un percorso straordinario, perdendo soltanto contro Cagliari e Milan. Quella squadra aveva una forza particolare”.
Il gol di Branco diventato un simbolo
Braglia ricorda anche uno dei momenti più iconici di quella stagione: la punizione vincente di Branco. “Quel calcio piazzato finito all’incrocio dei pali diventò qualcosa di più di un semplice gol. Prima fu una fotografia, poi una cartolina che i tifosi genoani utilizzavano anche per gli auguri natalizi ai rivali”.
Un rapporto speciale nato dalla semplicità
L’ex portiere racconta un legame costruito sulla condivisione degli stessi valori.m“Credo che io e Bagnoli avessimo molto in comune. Nessuno dei due cercava il protagonismo, eravamo persone semplici e concrete. Ci siamo capiti subito, anche attraverso il dialetto: era un modo per riconoscersi come persone dello stesso mondo”.
La felicità nascosta dopo il quarto posto
Anche nei momenti di gioia, Bagnoli manteneva sempre il suo stile discreto. “Dopo il quarto posto era soddisfatto, anche se bisognava saper leggere i suoi segnali. Non era uno che faceva grandi celebrazioni: quando era contento lo capivi da un sorriso appena accennato o da un’espressione particolare”.
La stretta di mano dopo Anfield: un ricordo indelebile
Tra i ricordi più emozionanti c’è quello legato alla storica notte di Liverpool, quando il Genoa eliminò i Reds dalla competizione europea. “Dopo quella partita non dimenticherò mai la stretta di mano che mi diede. Non era un allenatore abituato ai grandi discorsi, ma quel gesto valeva più di mille parole. Era il suo modo per farmi capire la sua stima”.
Una fiducia dimostrata già al suo arrivo. “Quando arrivò al Genoa disse subito che sarei stato io il titolare. Ero partito dietro nelle gerarchie, ma lui volle dare un segnale preciso alla squadra scegliendo un portiere che considerava affidabile. Anche dopo la polmonite che ebbi l’anno successivo, appena fui disponibile mi rimise subito in campo: fu un’altra grande prova di fiducia”.
Bagnoli fuori dal campo: il valore della normalità
Fuori dal calcio, Braglia ricorda soprattutto la semplicità dell’uomo. “Io frequentavo la trattoria della Santina a Celle e spesso mangiavo in cucina, in un ambiente familiare. Un giorno Bagnoli arrivò lì e, invece di sedersi al tavolo principale, chiese se poteva mangiare anche lui in cucina. Era esattamente questo il suo modo di essere: niente apparenze, sempre con i piedi per terra”.
Il calcio di Bagnoli: altro che catenaccio
Braglia difende anche la qualità delle idee tattiche dell’allenatore, considerato un precursore del moderno 3-5-2. “Eravamo una squadra offensiva e organizzata, altro che catenaccio. Giocavamo con una difesa a tre composta da Signorini, Torrente e Caricola, con Branco ed Eranio sulle fasce e una rosa di grande qualità. Ricordo partite spettacolari come il pareggio contro l’Inter a San Siro e la vittoria contro la Juventus al Delle Alpi”.
L’ex portiere sottolinea anche le grandi prestazioni personali vissute in quegli anni. “Ad Anfield feci una delle migliori partite della mia carriera, ma anche contro la Juventus compii interventi importanti. Quella gara ebbe meno risonanza perché non era una partita europea, ma per me rimane un ricordo speciale”.
L’ultimo contatto e il doppio dolore
Negli ultimi anni il rapporto si era inevitabilmente modificato a causa dei problemi di salute di Bagnoli. “Lo sentivo spesso prima che iniziasse ad avere difficoltà nel riconoscere le persone. Una volta mi rispose chiedendomi chi fosse Braglia. Da quel momento ho preferito mandargli soltanto i miei saluti”.
La scomparsa dell’ex tecnico è arrivata poco dopo un’altra perdita legata a quella storica squadra del Genoa. “Il giorno dopo abbiamo perso anche Ghizzardi, il preparatore dei portieri di quel Genoa. Era un’altra persona straordinaria, un uomo semplice e speciale”.
Seguici su
Aggiungi calciocomo.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.


