Durante l’ultima puntata del podcast “Numer1“, il giornalista e conduttore Giuseppe Cruciani ha risposto alle critiche di Fabio Caressa riguardo al minimo impiego in campionato di calciatori italiani da parte del Como di mister Césc Fàbregas.
Caressa aveva espresso disappunto per il fatto che la squadra del tecnico catalano non schierasse giocatori italiani, sollevando una discussione sul ruolo che dovrebbero avere i calciatori locali nelle squadre di Serie A e Serie B.
Le parole di Caressa e la risposta di Cruciani
Caressa aveva dichiarato che era “possibile” che una squadra come il Como non avesse nemmeno un giocatore italiano e ha parlato di una “responsabilità” da parte della società per il fatto di giocare nel campionato italiano, suggerendo che il mercato e i vivai dovrebbero offrire una soluzione a questo problema. Ma Giuseppe Cruciani non è stato d’accordo. Durante la sua partecipazione al podcast, insieme a Sandro Sabatini e Ivan Zazzaroni, ha definito letteralmente e in maniera lapidaria “Una stronzata!” l’affermazione di Caressa.
Il punto di vista di Cruciani
Secondo Cruciani, il calcio moderno è cambiato e non esiste più l’obbligo di schierare giocatori italiani, soprattutto se non ci sono opzioni che siano funzionali alla squadra. “Non credo che ci sia un pregiudizio di Fabregas nei confronti dei giocatori italiani“, ha affermato, aggiungendo che spesso la questione è legata più ai prezzi e alla disponibilità dei calciatori piuttosto che a un bias ideologico. Cruciani ha ribadito con fermezza che “Il Como non ha nessun obbligo” di acquistare calciatori italiani, e ha concluso dicendo che, nonostante la stima per Caressa, “hai detto una cazzata, punto e basta.“
Il tema dei calciatori italiani nel calcio moderno
La discussione sollevata da Caressa mette in luce una questione interessante: in un calcio sempre più globalizzato, è ancora giusto aspettarsi che le squadre italiane abbiano una buona rappresentanza di calciatori locali? L’opinione di Cruciani sembra andare controcorrente rispetto a quella tradizionale, sostenendo che le società abbiano il diritto di costruire le proprie squadre come ritengono più opportuno, senza dover rispondere a un presunto “obbligo” di schierare italiani.
Le diverse visioni sul calcio italiano
La divergenza di opinioni tra Caressa e Cruciani mette in evidenza una spaccatura che esiste nel calcio italiano: da un lato, c’è chi sostiene la necessità di preservare il valore del vivaio italiano e incentivare la presenza di calciatori italiani nelle nostre squadre, dall’altro c’è chi crede che il mercato e la qualità della squadra debbano prevalere su una questione di nazionalità. La polemica resta aperta, con il calcio italiano sempre più sotto osservazione per come affronta la questione della formazione delle sue squadre.
Certo poi però non lamentiamoci se la nazionale italiana per anni salta la partecipazione al Mondiale. La giusta soluzione? Per chi scrive la via di mezzo sarebbe la scelta più sensata. Libertà assoluta di stranieri in ogni squadra, che siano comunitari o extracomunitari, ma nel campionato nazionale ogni squadra dovrebbe schierare obbligatoriamente o 5 o 6 italiani. Allora sì che saresti costretto a tornare a investire seriamente sui calciatori italiani fin dalle giovanili. A come sono lontani i tempi in cui si potevano schierare al massimo tre stranieri per squadra, o quando il Piacenza schierava una rosa di tutti italiani. Romanticismo d’altri tempi sicuramente, ma non sempre la globalizzazione è meglio…
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