Fabregas e la precarietà che diventa virtù

Il catalano ha solo tre titolari fissi: gli altri ruotano anche quando giocano bene. Ma anziché creare musi lunghi, questa strategia alleggerisce e motiva i ragazzi

Vista la classifica, in molti stanno spendendo parole sul Como. Sul gioco leggero e imprevedibile, sui singoli giovani e talentuosi, sulla sagacia tattica di Fabregas, sulla società che ha speso tanto ma ha soprattutto speso bene. C’è però un aspetto che ci colpisce e che merita attenzione.

Per ora giochiamo una partita a settimana. Solitamente, arrivate a marzo, le squadre senza coppe europee hanno ormai una formazione-tipo ben delineata. Il Como no. Chi sono i titolari fissi? Butez, ok. Ramon, certo. Perrone, l’architetto del centrocampo. E poi? Da Cunha è senz’altro importante, ma a febbraio ha fatto due panchine in otto giorni (a Napoli e in casa del Milan). Persino a Nico Paz è capitato di stare fuori per scelta tecnica. I titolari fissi di Fabregas sono tre. Le altre otto maglie ruotano. 

Una precarietà che in altri gruppi avrebbe creato malumori, invidie, brontolii. Certo, quando i risultati arrivano è più facile rimanere tutti sulla stessa barca. Ma c’è il rovescio della medaglia. Un giocatore potrebbe anche pensare: “La scorsa partita ho giocato benissimo, abbiamo vinto, perché la settimana dopo devo tornare in panchina?” Pensiamo a ragazzi come Smolcic, Valle e Moreno, spesso tenuti fuori dopo ottime prestazioni. Oppure il ballottaggio Kempf/Carlos: due giocatori esperti che raramente steccano, ma uno dei due si ritrova spesso e volentieri a guardare dalla panchina. Quanti spogliatoi sono esplosi per molto meno?

Fabregas parla spesso dell’importanza di “convincere” i giocatori. Convincerli a giocare in un certo modo, ma anche convincerli ad accettare le scelte di formazione e ad entrare col sangue agli occhi nel secondo tempo, se necessario. Il catalano ci riesce. Si vede. Perché non solo non c’è traccia di musi lunghi, ma al contrario queste rotazioni sembrano produrre effetti positivi. Chi gioca è più fresco. Fisicamente, ma soprattutto mentalmente. La batteria dei vari Douvikas, Caqueret, Jesus Rodriguez, Van der Brempt (oltre a quelli menzionati sopra) è sempre carica: sono alleggeriti dal peso di dover essere in campo ad ogni partita, ma sono anche motivati dall’avere alle spalle compagni sempre pronti a fargli le scarpe.

Ecco quindi che un potenziale problema – le rotazioni – diventa un’opportunità. E uno dei segreti di questa squadra magica.

Redazione

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