Mister Fabregas ha rilasciato un’intervista piuttosto introspettiva a Walter Veltroni, pubblicata dal Corriere della Sera. Questi gli spunti più interessanti:
LA SUA INFANZIA
“Avevo la coperta del Barcellona, sul muro i poster di Figo, Guardiola, Laudrup. I miei mi hanno messo al mondo quando non avevano neanche vent’anni. Vivevamo in un paesino di 14.000 abitanti, in un appartamento di due camere. Ho imparato a giocare per strada, davanti a casa, tirando la palla contro il muro o la saracinesca dei negozi. Mi rivedo giocare in quelle partite monumentali, venti contro venti, sui campetti del paese. Sì, dribblavo, facevo molti gol. Non avrei mai smesso. Il calcio occupava totalmente il mio tempo: d’estate giocavo dalla mattina alla sera in un campetto a cinque davanti a casa dei nonni. A otto anni chiedevo a mia nonna il menù di un atleta: insalata e pollo. Ero già un professionista… Era una magnifica ossessione. Mi piacerebbe che i miei figli provassero quella gioia, quella sensazione di libertà creativa. Ma ora il tempo è occupato dall’iPad, dai social, da tutta quella merda lì che divora il tempo dei bambini”.
LA SOCIETA’ DIGITALE DI OGGI
“Il pericolo è l’illusione di vivere in un mondo che non è reale. Tutta la gente che ti esalta o che ti insulta sui social, non esiste. Spesso sono dei robot, persone frustrate, rancorose, gente che abita dall’altra parte del mondo e dopo cinque minuti neanche si ricorda di essersi occupata di te. È difficile. Mia figlia di tredici anni è l’unica della sua classe che non ha il telefono. Lei si innervosisce, io tengo duro. Fino a sedici o diciassette anni, l’età minima che dovrebbe essere prevista, non lo avrà. Cerco di proteggere la sua adolescenza. Voglio che faccia un uso consapevole, non che si faccia mangiare il tempo da un telefono. I ragazzi non hanno pazienza, non riescono più a concentrarsi per più di due minuti, non riescono a fare una cosa per volta. Se un giocatore sbaglia un passaggio sembra sia la fine del mondo, ma sbagliare è naturale, necessario. Chi debutta in prima squadra dovrebbe essere emozionato. Invece no, alcuni di loro stanno seduti con il telefonino in mano. Dov’è la gioia? E io allora gli faccio festeggiare tutto: un esordio, un compleanno, il primo gol. Devono percepire l’importanza di quello che fanno, di quello che sono. Bisogna vivere la gioia, celebrare ogni piccolo passo della vita. Non è tutto normale, tutto scontato. E la nostra regola è che almeno a pranzo non si usi il cellulare”.
IL CALCIO DEI NOSTRI TEMPI
“Si sta perdendo poesia per la pressione della gente che sta intorno, perché non è consentito sbagliare, non c’è pazienza per formare, per far migliorare i giocatori, ci sono pochi educatori. E poi i social che gettano fango. Non si parla più di calcio, ci si insulta. Basta sbagliare una partita e sei una nullità. Tutto rapido e violento. In campo tutti devono controllare e programmare tutto, così il gioco diventa robotico senza talento né creatività. Tutti difendono bene, pochi attaccano. Invece il calcio è speciale, è un modo di essere. Nelle giovanili del Como si insegna soprattutto la tecnica. Ma poi quando vado a vedere le partite, anche dei bambini, rimango deluso perché le altre squadre pensano solo a vincere, a fare falli, gli allenatori urlano ai bambini ‘Corri, attacca, mettiti 4-4-2!’. Il calcio, per i bambini, deve essere gioia. E comunicazione. Poi se scegli un allenatore devi valutarlo dopo uno o due campionati, non puoi cacciarlo perché il pubblico fischia. Devi avere un progetto e tenere duro. Come ha fatto l’Arsenal con Arteta”.
IL COMO TRA PASSATO E FUTURO
“I successi nascono da una società ben organizzata, dal nostro modello di gioco e dal fatto che abbiamo dato continuità. Non mi piacciono le rivoluzioni nel mercato invernale. Se cambi dieci giocatori ogni sei mesi diventa impossibile costruire una squadra. Quest’anno siamo rimasti come eravamo e siamo andati in Champions. Sarà un caso… Alcuni giocatori buoni, ma non fuoriclasse, ormai sono valutati 40 milioni. Quest’anno spero di trovare anche giocatori italiani. La Champions non è uno scherzo, servirà migliorare tanto la squadra, altrimenti rischi sconfitte tennistiche. Dobbiamo godercela, ma sapendo che squadre come Girona, Leicester e Nottingham dopo aver fatto la Champions hanno avuto un’involuzione. Anche perché bisogna tenere d’occhio il campionato”.





Complimenti mister…. grande uomo 🩵🤍