Fiorentina e Como: nel calcio l’isteria perde (quasi) sempre

Il club biancoblu dà continuità anche alla guida tecnica, mentre in Toscana forse potrebbero tutelare di più i propri allenatori

A inizio stagione ci si poneva il seguente quesito: se è vero che il Como può andare in Europa, quali delle prime nove della classifica potrebbe mettersi dietro? E dicevamo: è dura, però è anche vero che molte di loro hanno cambiato allenatore e qualcuna flopperà. Ecco, la vittoria di ieri sera ci ha fatto pensare al contrasto che c’è tra una società che lavora tranquilla, con progettualità, senza ansie, dando continuità… E un’altra che prova a farlo ma è circondata da tanta pressione che alle volte la condiziona.

La società tranquilla e lungimirante è il Como, che in sede di calciomercato cambia tanto ma lo fa seguendo un binario, un’idea di crescita. Arrivano tre partite di fila senza risultati o con resa negativa di un giocatore? Si fa quadrato, si gestisce, niente casini e si migliora. La società che alle volte prende decisioni un po’ isteriche è invece la Fiorentina. O perlomeno, così ci sembra da fuori. Oh, Commisso spende. Quest’estate ha cacciato una novantina di milioni tra Piccoli, Sohm, Lamptey, Fazzini e i riscatti di Gudmundsson, Fagioli e Gosens. Praticamente tutti i giocatori viola sono di proprietà, segno che a Firenze si fanno investimenti a lungo termine. Anche sulle strutture.

Raffaele Palladino

Solo che in riva all’Arno la gente è pretenziosa e impaziente. Soprattutto con gli allenatori. Negli ultimi quindici mesi la panchina gigliata ha cambiato tre padroni. Italiano un anno fa se ne andò di sua volontà, però andò a Bologna, non al Real Madrid. E ci sarà un motivo se nel suo triennio fiorentino il buon Vincenzo è andato più volte a un passo dall’alzare un trofeo (cosa che in Toscana non accade dal 2001) senza riuscirci, mentre appena attraversato l’Appennino ha vinto la Coppa Italia.

E poi Palladino. Anche lui si è dimesso, ma dopo una stagione in cui è stato continuamente bersagliato e la società ha gestito la cosa in maniera quantomeno ondivaga… Eppure in campionato è arrivato un sesto posto: cosa gli si poteva chiedere di più? Ma anche l’ex Monza se ne va, Pradé punta su Pioli di ritorno dall’Arabia ed ecco un inizio di stagione difficilissimo e le prime richieste di esonero. Qualcosa ci dice che se avessero tenuto Palladino, tutelandolo e credendoci, a quest’ora la Viola non sarebbe ai bordi della zona retrocessione.

Insomma, la sensazione è che l’ambizione del pubblico del Franchi condizioni le scelte e la gestione quotidiana della società. A Como accade il contrario: calma e gesso, barra a dritta nelle difficoltà, piazza che critica ma sostiene, continui miglioramenti sul campo. Suwarso non ha mai esonerato un allenatore a furor di popolo: l’ha fatto o per forza maggiore (con Gattuso), o per chiara esigenza (Banchini) o quando nessuno se l’aspettava (Longo).

Redazione

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